

CONFUCIO E QR CODE - III
Quando mettiamo piede fuori dall'albergo spioviggina, quel tipo di pioggia indecisa che non è abbastanza seria da giustificare un cambio di programma ma abbastanza fastidiosa da rendere tutto leggermente scomodo. Per fortuna arrivati a destinazione aveva già smesso, e ci siamo infilati tra i campi di colza con la macchina fotografica in mano tra fiori che a volte ti sovrastano in altezza. Poi giungiamo alla collina più alta della zona, 150 metri di scale di legno, costellate
4 mar


CONFUCIO E QR CODE - II
Prima tappa odierna presso Shilin, la Foresta di Pietra. La natura ci ha messo circa 270 milioni di anni per costruire questo posto: strati su strati di sedimenti calcarei depositati in un mare poco profondo, poi sollevati dalla collisione tra placche tettoniche e infine scolpiti per millenni da pioggia, vento e acqua fino a tirare fuori qualcosa di fiabesco. Il risultato sono pinnacoli di calcare grigio-nero che si innalzalzano fino a trenta metri di altezza, affilati come l
3 mar


CONFUCIO E QR CODE - i
Torno in Cina dopo qualche anno (la prima volta post-pandemia) e sono veramente curioso di vedere cosa sia cambiato dalla mia ultima visita. Risposta breve: tutto. O quasi. E lo capisci già dall'aeroporto, dove il concetto di sicurezza viene preso con uno zelo spropositato. Una nostra compagna di viaggio si è ritrovata a svuotare l'intera valigia perché avevano rilevato due accendini nel bagaglio da stiva, non in quello a mano, cosa che di norma non crea problemi in altri pae
2 mar


L'ATTERRAGGIO PIÚ DIFFICILE DEL MONDO
Mettetevi nei panni di un passeggero che, invece di guardare le nuvole dal finestrino, si ritrova a fissare una muraglia di roccia che sembra quasi di poter toccare. Atterrare a Paro, l’unico scalo internazionale del Bhutan il cui territorio è montuoso al 98,8%, non è un semplice viaggio: è qualcosa di non più riscontrabile altrove nell'aviazione moderna. Siamo a 2.200 metri di altezza, ma il punto non è la quota, è che la pista è letteralmente infilata in un imbuto di montag
28 feb


MAI DIRE MAU(RITANIA) - X
L'ultima giornata in terra mauritana comincia con una partenza di buon'ora e la prima pausa nel nuovo villaggio di Chami, già piuttosto popoloso se si pensa che è sorto solo nel 2013 dopo la scoperta dell'oro nei suoi dintorni. Poi visitiamo un altro villaggio di pescatori, Leimhaisrat, ma non sono Imraguen, sono tutti neri, per la maggior parte immigrati dal Senegal e dal Mali. Il villaggio sembra una discarica a cielo aperto, con plastica dappertutto e pesce putrefatto che
26 gen


MAI DIRE MAU(RITANIA) - IX
Abbandoniamo Nouadhibou per dedicare l'intera giornata al Parco Nazionale di Banc d'Arguin, sito UNESCO in quanto luogo privilegiato di migrazione invernale per la foca monaca e molti uccelli marini. Gli unici autorizzati a pescare (e abitare) all'interno del parco sono i circa 1.000 Imraguen, un'etnia considerata inferiore dalla classe dominante araba, che abitano su queste coste da tempo immemore e usano metodi di pesca tradizionali e sostenibili. La prima sosta la facciamo
26 gen


MAI DIRE MAU(RITANIA) - VIII
Rinfrancate le nostre stanche membra dal rientro in un contesto più civilizzato quale è la città di Nouadhibou, visitiamo lo scenografico promontorio di Cap Blanc, una lingua di terra contesa tra le fresche brezze dell'Oceano Atlantico e le sabbie del Sahara Occidentale. Dopo una visita al piccolo visitor center dedicato alla foca monaca, ammiriamo il maestoso paesaggio in cui le acque dell'oceano, solcate da qualche vascello, sono piuttosto mosse. Poi scendiamo nella grande
25 gen


MAI DIRE MAU(RITANIA) - VII
Dopo la notte ai piedi del monolite Ben Amera, visitiamo il villaggio nelle vicinanze che prende lo stesso nome. Un pugno di povere abitazioni, realizzate con quello che si riesce a trovare in questo angolo di mondo dimenticato da Dio e dagli uomini, soprattutto traversine ferroviarie di ferro. L'unico alito di vita lo porta il "treno del deserto", un serpente di acciaio dalle spire infinite che taglia la sabbia del deserto come una lama il burro. Infatti lo incrociamo poco p
24 gen


MAI DIRE MAU(RITANIA) - VI
Ripartiamo da Ouadane per tornare ad Atar, lungo una pista che attraversa paesaggi meno spettacolari di quelli visti all'andata ma oggi di km da percorrere ce ne sono diversi e quindi va bene così. Arriviamo ad Atar verso le 11:00, troppo presto per fermarci a pranzo, ma il mercato è vivacissimo e, mentre ci facciamo preparare del cibo da asporto, mescolarsi insieme ai locali è uno spasso. Usciti dalla città, dopo esserci ben inoltrati nel deserto, ci fermiamo in mezzo al nu
23 gen


MAI DIRE MAU(RITANIA) - V
La partenza da Chinguetti avviene un po' in ritardo perché qualcuno intravede un piccolo nugolo di "melhafas" azzurre: sono ragazze con la divisa scolastica e ci avviciniamo. In men che non si dica, siamo circondati dalle stesse e da altri ragazzini che chiedono di essere fotografati. Anche qua i social cominciano a diventare popolari: i ragazzini mi chiedono il numero di telefono perché vogliono che gli mandi le foto tramite WhatsApp, una ragazza addirittura mi strizza l'occ
22 gen


MAI DIRE MAU(RITANIA) - IV
Viaggiando ancora in direzione est, facciamo un vertiginoso salto temporale nel visitare le antiche pitture rupestri di Agrour, risalenti a circa 6.000 anni fa, nelle quali sono riprodotti elefanti, giraffe e antilopi, animali che non popolano più queste terre da tempo immemore. Un sito archeologico decisamente più importante rispetto a quello vicino - dista circa 1 km - di Amojar, che presenta poche pitture ma che è incastonato in uno scenario da urlo: un insieme di enormi m
21 gen


MAI DIRE MAU(RITANIA) - III
Dopo una notte sotto la volta stellata come le genti nomadi di questa terra spettacolare ma non facile, l'alba ci regala solo qualche spruzzata di rosso prima che il disco solare dichiari ufficialmente aperta la giornata. Ripreso il cammino, poco dopo facciamo sosta in un punto in cui la sabbia assume più colori: bianco, arancione, ocra, senape, il tutto nel giro di pochi metri, e neanche la guida sa spiegarcene il motivo. La pista che percorriamo è una goduria per chi ama lo
20 gen


MAI DIRE MAU(RITANIA) - II
Volgiamo le spalle alla capitale per intraprendere un lungo trasferimento in direzione delle terre orientali di questo sterminato paese, desertico al 75%. Lungo il percorso, scandito dalla consegna dell'elenco dei passaporti ai numerosi posti di blocco della polizia (una misura di sicurezza ormai solo di facciata nelle zone che attraversiamo ma ugualmente richiesta), incrociamo una transumanza di greggi di pecore che si susseguono nell'attraversare un territorio di un piattum
19 gen


MAI DIRE MAU(RITANIA) - I
Ancora una volta in Mauritania, un paese che ormai mi è entrato sottopelle. Al limitare di Nouakchott, la polverosa capitale che abbiamo raggiunto ieri sera quando già il sole era calato, sorge il mercato dei cammelli dove le sabbie del Sahara iniziano a reclamare il loro dominio, un luogo che pare sospeso in un’epoca passata, immune al volgere del tempo. Non è solo la mera sede di scambi mercantili, ma piuttosto il fulcro stesso della cultura nomade di queste genti, che anch
18 gen