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CONFUCIO E QR CODE - II

  • 3 mar
  • Tempo di lettura: 2 min

Prima tappa odierna presso Shilin, la Foresta di Pietra. La natura ci ha messo circa 270 milioni di anni per costruire questo posto: strati su strati di sedimenti calcarei depositati in un mare poco profondo, poi sollevati dalla collisione tra placche tettoniche e infine scolpiti per millenni da pioggia, vento e acqua fino a tirare fuori qualcosa di fiabesco. Il risultato sono pinnacoli di calcare grigio-nero che si innalzalzano fino a trenta metri di altezza, affilati come lame e ammassati come pendolari sulla metropolitana nell'ora di punta. Il tutto su un altopiano tra i 1.600 e i 1.900 metri di quota, dettaglio che regala refrigerio quando si salgono le scalette sotto il sole.


La foresta di pietra di Shilin
La foresta di pietra di Shilin


Il popolo Sani, un sottogruppo dell'etnia Yi, vive in quest'area da oltre duemila anni e per loro Shilin non è solo una curiosità geologica ma un luogo dell'anima. Nelle pareti di alcune rocce ci sono pitture rupestri vecchie di secoli e l'intera foresta è avvolta dalla leggenda di Ashima, una bella ragazza bella che, secondo la tradizione, fuggì nella foresta e fu tramutata in pietra dopo che le fu impedito di sposare l'uomo che amava. Figurati se i Cinesi non andavano a inventarsi sempre qualche leggenda....



Picchi appuntiti e taglienti
Picchi appuntiti e taglienti

Inevitabilmente, vista la bella giornata, la ressa di chiassosi turisti locali è da bollino nero. Però basta imboccare uno dei sentieri laterali, magari con qualche scalinata, e la situazione cambia completamente. I gruppi di Cinesi in vacanza, evidentemente, hanno un rapporto complicato con i dislivelli, e così ci siamo ritrovati ad attraversare angoli quasi deserti, con quei pinnacoli grigi che si alzavano silenziosi tutt'intorno e nessuno a rovinare la scena. Uno di quei momenti in cui ci si sente vagamente furbi e in cui finalmente si riesce a fotografare qualcosa senza il genio di turno che ti passa davanti assolutamente incurante del tuo pur palese tentativo di scattare una foto.


I cosiddetti Snail Fields di Niujie
I cosiddetti Snail Fields di Niujie


Nel pomeriggio ci siamo spostati verso Luoping e qui il cielo ha deciso di tenerci un broncio nuvoloso, come del resto è suo pieno diritto in questa stagione (peraltro l'unica per godere dello spettacolo che offre). I campi di colza in fiore, quindi, non erano il tappeto giallo sfolgorante da copertina del National Geographic, bensì qualcosa di più discreto, come una donna stupenda che si lascia intravvedere solo dietro a una veletta. Ma la struttura del paesaggio era tale che anche in questa versione è riuscita ad ammaliarci: terrazzamenti che scendono a gradoni lungo i pendii come piccoli anfiteatri naturali, vallate punteggiate di alberi e piccoli villaggi incastonati come in presepe king size. Luoping ha il suo perché anche senza i filtri del bel tempo, domani - Giove Pluvio permettendo - con un po' di sole potrebbe addirittura diventare da urlo.

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