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DISPACCI DALLA MAURITANIA - VIII

  • 25 gen
  • Tempo di lettura: 2 min

Aggiornamento: 7 giorni fa

Rinfrancate le nostre stanche membra dal rientro in un contesto più civilizzato quale è la città di Nouadhibou, visitiamo lo scenografico promontorio di Cap Blanc, una lingua di terra contesa tra le fresche brezze dell'Oceano Atlantico e le sabbie del Sahara Occidentale. Dopo una visita al piccolo visitor center dedicato alla foca monaca, ammiriamo il maestoso paesaggio in cui le acque dell'oceano, solcate da qualche vascello, sono piuttosto mosse. Poi scendiamo nella grande spiaggia che sorge ai piedi della frastagliata e fragile falesia, che accoglie centinaia di uccelli. Sono per lo più  gabbiani, di due specie diverse, una col becco rosso e l'altra con le ali parzialmente nere, che si sollevano in volo disturbate dalle corse della nostra guida ma che poi tornano a posarsi sulla rena ognuna solo tra uccelli della stessa specie, un po' come succede nella società mauritana, nettamente suddivisa per classi. Gettiamo un'ultima occhiata dalla cima del faro.

 

Un tè a Cap Blanc
Un tè a Cap Blanc



La successiva visita avrebbe dovuto essere a quel che una volta era  più grande cimitero di navi abbandonate del mondo. Ma pochi anni fa i Cinesi hanno comprato tutte le navi per recuperarne il ferro e quest'anno non ce ne sono, nonostante l'anno scorso qualcuna ce ne fosse ancora. Dopo pranzo tentiamo di visitare il porto, famoso per l'enorme numero di barche ma anche per non accettare visitatori al suo interno. Facciamo ugualmente un tentativo e mentre attendiamo che la guida ci porti il responso, riusciamo comunque, grazie alla collaborazione di un nostro driver che si fa forza del suo aspetto chiaramente "arabo" nei confronti dei lavoratori che sono tutti immancabilmente neri, riusciamo a strappare qualche risicato consenso prima che la guida torni con un verdetto negativo. Non ci rimane che andare nella zona del mercato tradizionale, dove invece l'accoglienza è decisamente più benevola.


Al mercato del pesce di Noaudhibou
Al mercato del pesce di Noaudhibou


Ci rechiamo poi alla "stazione ferroviaria", in realtà il luogo in cui chi vuole salire sul treno del deserto vi può salire. Vi troviamo una piccola folla, tre mauritani e tre ragazzi occidentali, di origine bulgara. Sono lì per salire sul treno per girare un video da dare in pasto ai loro 50K follower (e poi rientrare, ignorando tutte le altre meraviglie che offre il paese): sono influencer e YouTuber che si guadagnano da vivere così. Purtroppo per noi, ma soprattutto per loro, non sono previsti treni fino all'indomani e gli va grassa che la nostra guida si offra di dargli un passaggio. Mentre li riportiamo in città sul cassone di uno dei nostri pick up, li vediamo sbracciarsi per girare i loro video. Ragazzi simpatici, per carità, ma anche l'esempio di come molti giovani viaggiatori cerchino le situazioni ad effetto ma spesso non vadano oltre. Chiudiamo la giornata presso una piccola balconata che da sull'oceano: sugli scogli sottostanti ci sono alcuni pescatori con la canna mentre noi ci facciamo coinvolgere da un'improvvisato tiro a segno con fucile ad aria compressa.

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