

AGDAM, LA CITTÀ CHE NON DOVEVO VEDERE
Stavo discutendo con la mia guida l'itinerario del prossimo viaggio in Armenia — pieno, come al solito, di richieste piuttosto improbabili — quando lui, avendo ormai inquadrato con chi aveva a che fare, decise di sorpassarmi a destra: "Perché non facciamo un salto anche nel Nagorno-Karabakh?". Un salto. Come se si trattasse di un paesino qualunque fuori percorso, e non di un territorio che dal 1988 al 1994 aveva vissuto una guerra con l'Azerbaijan costata trentamila morti e o
15 ago


MURI SENZA VELI
C'è un momento, per chi arriva in Bhutan la prima volta, in cui l'occhio si blocca davanti a una facciata di casa e il cervello impiega qualche secondo in più del solito per elaborare quello che sta vedendo. Cervi stilizzati, motivi floreali, la ruota del dharma, finestre di legno intagliato dipinte con una cura da miniatura persiana. E poi, tra la porta e le finestre, due falli grandi come un adulto, ciascuno con un nastro blu annodato alla base, due occhi disegnati, un ghig
4 ago


UN PEZZO DI LANA TRA DUE MONDI
Un berretto di lana morbido, con la calotta piatta e il bordo arrotolato che si stringe con le mani, misura dopo misura, ogni volta che lo si indossa. È il pakhol. Nasce tra le valli di Chitral e del Nuristan, in quella fascia di montagne dove Pakistan e Afghanistan si guardano da vicino e dove l'inverno, per mesi, detta ancora il ritmo della vita quotidiana. Da quelle vallate è sceso verso Peshawar, Kabul, Jalalabad, seguendo le antiche vie di passaggio dell'Hindu Kush. È di
29 lug


LA PORTA DEL NON RITORNO
Il bianco accecante della calce e il buio pesto dei sotterranei. È questa la prima immagine che resta impressa entrando nel Cape Coast Castle, sulla costa del Ghana. Da una parte la luce violenta dell'Atlantico, le mura candide che resistono al sole tropicale e il panorama aperto sull'oceano. Dall'altra gli ambienti sotterranei, umidi e senza finestre, dove per secoli migliaia di persone furono rinchiuse prima di essere caricate sulle navi dirette verso le Americhe. Oggi il c
27 lug


QUANDO UN POZZO DIVENTA UN'OPERA D'ARTE
Nel cuore arido del Rajasthan, dove il sole sembra consumare ogni cosa e il paesaggio per gran parte dell'anno è dominato dai colori della sabbia e della pietra, esiste un luogo in cui la geometria prende il posto della natura. A prima vista sembra quasi un'illusione ottica: migliaia di scalini che scendono verso il buio della terra, disposti con una precisione impossibile, come un disegno matematico scolpito nella roccia. È Chand Baori, nel villaggio di Abhaneri, uno dei più
18 lug


L'ARTE DI PERDERSI
Ci sono luoghi che sembrano quasi voler essere trovati per caso. Non perché siano nascosti davvero, ma perché richiedono tempo, ostinazione e una certa disponibilità a sbagliare strada. I meandri del fiume Uvac, nel sud-ovest della Serbia, appartengono a questa categoria: un paesaggio che non si concede subito, che mette alla prova la pazienza prima di rivelare la propria bellezza. La strada per arrivarci attraversa una Serbia rurale e poco frequentata, fatta di colline, bosc
17 lug


LA CHIESA NATA DALLE MACERIE
Ci sono chiese di pietra, chiese di legno, chiese che sventrano il cielo con guglie dorate. A Spitak, nel nord dell'Armenia, c'è una chiesa di lamiera. Non è un vezzo architettonico, non è minimalismo scandinavo applicato al culto ortodosso: è la conseguenza diretta di un terremoto che il 7 dicembre 1988, alle 11.41 del mattino, ha impiegato meno di un minuto per rendere la pietra il materiale più pericoloso del pianeta. Le stime sui morti oscillano fra i 25mila e i 50mila, a
16 lug


IL VIGILE URBANO COME SPECIE ESTINTA
C’è una cosa che l’ottimismo tecnologico non ti restituisce mai: la soddisfazione un po’ teatrale di essere fermati in mezzo a un incrocio da un essere umano in divisa che alza la mano con l’autorità di chi ha appena deciso le sorti del mondo. Il vigile urbano smistatore di traffico — quello con i guanti bianchi, il fischietto, il gesto ampio e vagamente coreografico — è scomparso dalla circolazione con tale discrezione che quasi nessuno se n’è accorto. Un’estinzione silenzio
9 apr


L'ATTERRAGGIO PIÚ DIFFICILE DEL MONDO
Mettetevi nei panni di un passeggero che, invece di guardare le nuvole dal finestrino, si ritrova a fissare una muraglia di roccia che sembra quasi di poter toccare. Atterrare a Paro, l’unico scalo internazionale del Bhutan il cui territorio è montuoso al 98,8%, non è un semplice viaggio: è qualcosa di non più riscontrabile altrove nell'aviazione moderna. Siamo a 2.200 metri di altezza, ma il punto non è la quota, è che la pista è letteralmente infilata in un imbuto di montag
28 feb