

IL RISO DEL MATTINO
Sono le cinque e un quarto, forse le cinque e venti, a Mandalay il tempo non ha mai questa precisione qui, e io sono già in piedi davanti al Mahagandayon, il monastero più grande — o forse è solo il più fotografato, il che a volte è un'altra cosa. Il cielo non è ancora cielo, è quella cosa grigio-lavanda che precede l'alba nel sud-est asiatico, e nell'aria c'è già l'odore del riso che bolle in pentoloni enormi, misto a quello un po' acre della legna bruciata. I monaci escono
1 ago


IL SANTUARIO CHE NON MI ASPETTAVO
La strada tra Fort Portal e il parco nazionale di Murchison Falls attraversa una delle zone più verdi dell'Uganda occidentale. Chilometri di colline, piantagioni di tè e piccoli villaggi scorrono fuori dal finestrino mentre l'auto procede verso nord. Era un trasferimento come tanti, una lunga giornata di viaggio affidata alle mani di un driver locale, quando qualcosa ha iniziato a cambiare lungo la strada. Prima qualche persona isolata, poi piccoli gruppi, infine una presenza
20 lug


IN CERCA DEL DIVINO, UN SASSO ALLA VOLTA
Sui gradini di pietra dell'Amber Fort, alle porte di Jaipur, un uomo avanza a corpo disteso. Con la mano destra appoggia un sassolino nel punto esatto raggiunto dalle dita: è da lì che ripartirà con la prossima prostrazione. Non è una preghiera qualunque. Si chiama dandavat pranam — "prostrarsi come un bastone", dal sanscrito danda, bastone, e pranam, atto di reverenza — ed è la forma più totale di sottomissione fisica prevista nell'induismo: fronte, petto, palmi, ginocchia e
12 lug