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DISPACCI DALLA MAURITANIA - I

  • 18 gen
  • Tempo di lettura: 3 min

Ancora una volta in Mauritania, un paese che ormai mi è entrato sottopelle.


Al limitare di Nouakchott, la polverosa capitale che abbiamo raggiunto ieri sera quando già il sole era calato, sorge il mercato dei cammelli dove le sabbie del Sahara iniziano a reclamare il loro dominio, un luogo che pare sospeso in un’epoca passata, immune al volgere del tempo. Non è solo la mera sede di scambi mercantili, ma piuttosto il fulcro stesso della cultura nomade di queste genti, che anche se abitano in case di cemento non riescono ad abbandonare completamente lo stile di vita ancestrale e le sue suggestioni. In un proscenio di cruda bellezza, sotto un sole che oggi è meno implacabile del solito, si consumano negoziazioni serrate tra uomini avvolti nei loro dara’a (le ampie tuniche celesti) che discutono animatamente valutando la tempra delle bestie, tra i bramiti degli animali impauriti e il sollevarsi di nuvole di polvere. Quando i cammelli sono ammassati gli uni contro gli altri sembrano gigantesche Idra tempestate da una selva di lunghi colli sinuosi che si stagliano contro l'azzurro del cielo. Migliaia di creature (mediamente una decina) attendono il loro destino con rassegnazione, attori involontari di un'economia che affonda le radici nella notte dei tempi. Vi sono anche vacche e capre, in recinti realizzati con pali uno diverso dall'altro, ma tutte le attenzioni sono per i camelli, le "navi del deserto".


Il compratore controlla nel suo portafoglio: un affare è stato concluso
Il compratore controlla nel suo portafoglio: un affare è stato concluso


Come un miraggio di cemento che sorge tra le dune infinite e le fredde onde dell'Oceano Atlantico, Nouakchott è una giovane ma già smisurata metropoli (fondata dai Francesi nel 1958), capitale di una terra dove il nomadismo incontra la stanzialità moderna. Oggi appare come un mosaico di contrasti, dove le equilibrate architetture delle moschee si mescolano con le disordinate periferie, lambite dal deserto.

 

In un angolo della città, prende vita un fenomeno sociale tipicamente mauritano che non ha eguali altrove nel mondo: il cosiddetto "mercato delle donne divorziate". Questo luogo non è soltanto un emporio ma un simbolo di tenacia. In una società in cui il ripudio o il divorzio potrebbero condurre all'oblio sociale, queste donne hanno costruito uno spazio di autonomia in cui governano ogni scambio, dalla vendita di tessuti preziosi e melhafas (i colorati abiti femminili tradizionali) fino a oggetti d'uso quotidiano. In pratica, un matriarcato economico, abbastanza sorprendente in un paese islamico al 99%. Tali commerci nascono spesso dalla necessità di queste donne di provvedere ai propri figli senza il sostegno maschile. Con dignità regale, queste donne - che spesso hanno alle spalle più divorzi, perfino in doppia cifra - gestiscono le proprie bancarelle intessendo reti di solidarietà e trasformando la vulnerabilità in forza economica.

 


Commercianti di cammelli nei loro regali dara'a celesti
Commercianti di cammelli nei loro regali dara'a celesti


In seguito visitiamo il mercato delle stoffe e poi la grande Moschea Saudita, in cui per la prima volta riesco a entrare nel cortile (ma non all'interno, riservato ai soli musulmani). Segue l'ascesa al sempre più dimesso (e dismesso) Al Khaima Center per godere della vista a 360° sulla città, di cui non si riescono a vedere i limiti, tranne ad ovest dove in lontananza riluce il mare. Poi siamo nel "mercato artigianale", una decina scarsa di negozi di souvenir, dove passa un piccolo corteo di gente festante: sono alcuni dei tanti Senegalesi migrati a Nouakchott che si stanno preparando per la finale della Coppa d'Africa di calcio che si terrà stasera. Prima del tramonto andiamo sulla grande spiaggia vicina alla città, affollata di gente: ragazzi che giocano a pallone, proprietari di cavalli o carretti che cercano clienti per brevi cavalcate, motociclisti temerari che sfrecciano in mezzo alla gente. L'aria è decisamente pungente.

Chiudiamo un'intensa prima giornata in un ristorante in cui l'attenzione dei camerieri e del folto pubblico, che intuiamo dai saltuari boati che sentiamo provenire dal piano di sopra, è concentrata sulla partita che vede il Marocco contro il Senegal, rispettivamente il paese confinante a nord e quello confinante a sud con la Mauritania. Alla fine il Senegal vince la Coppa d'Africa ai supplementari, tra le sguaiate urla di gioia dei tanti emigranti e anche di qualche Mauritano. Rientriamo in albergo tra le auto che strombazzano per festeggiare la vittoria.



Porte che fanno pendant
Porte che fanno pendant

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