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DISPACCI DALLA MAURITANIA - IX

  • 26 gen
  • Tempo di lettura: 2 min

Abbandoniamo Nouadhibou per dedicare l'intera giornata al Parco Nazionale di Banc d'Arguin, sito UNESCO in quanto luogo privilegiato di migrazione invernale per la foca monaca e molti uccelli marini. Gli unici autorizzati a pescare (e abitare) all'interno del parco sono i circa 1.000 Imraguen, un'etnia considerata inferiore dalla classe dominante araba, che abitano su queste coste da tempo immemore e usano metodi di pesca tradizionali e sostenibili. La prima sosta la facciamo nei pressi del promontorio di Arkeiss, contornato da una spiaggia enorme ma quasi deserta, se si eccettuano alcuni docili cani che ci seguono nella speranza di rimediare un boccone. Per pranzo ci spetta un'orata a testa, e mentre i driver riposano facciamo una passeggiata nell'altrettanto grande spiaggia sull'altro lato del promontorio, attraversando un piccolo villaggio pressoché deserto.


Sulla spiaggia di Arkeiss
Sulla spiaggia di Arkeiss


Ripartiti, giungiamo in un punto di arrivo delle barche dei pescatori ma che è poco abitato. Giriamo tra le "case", poco più che rifugi che sembrano stare in piedi per miracolo, incontrando qualche abitante e decine di gigantesche conchiglie, probabili scarti di una qualche retata di pesca.


Scuola coranica di Iwik
Scuola coranica di Iwik


Il villaggio successivo è quello Iwik, il più popoloso dei nove insediamenti Imraguen. Ci sono giovani e adulti in giro, poi scopriamo il luogo dove sono radunati tutti i più piccoli: è una scuola coranica dove i bambini scrivono i versetti in arabo sulle classiche tavolete di legno che poi il maestro fa recitare ad alta voce. Alcuni si distraggono nel vederci ma il maestro continua imperterrito la lezione. I più timidi si nascondono dietro la tavoletta, altri chiedono esplicitamente di essere fotografati e nel rivedersi nei display delle macchine fotografiche gli si illuminano gli occhi. Poi alcuni adulti, che dapprima non volevano essere fotografati, si lasciano avvicinare e scambiamo qualche battuta spiritosa. Finisce con il più espansivo che ci invita per un tè a casa sua, al quale dopo un po' si aggiunge anche il capo villaggio. Gente simpatica questi Imraguen. Fino a qualche tempo fa pescavano solo cefali, anche grazie a una tecnica di pesca che li vedeva andare in mare a piedi e collaborare coi delfini, ai quali lasciavano in cambio una parte del pescato. Oggi pescano su barche ma con metodi poco invasivi, anche su specifica richiesta dell'ente che gestisce il parco nazionale. Passiamo la notte presso dei bungalow a poche centinaia di metri dal villaggio.

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