CONFUCIO E QR CODE - X
- 11 mar
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Penultima giornata nello splendido Yunnan. La prima sosta la facciamo di fronte alle famose tre pagode di Dali, che ci limitiamo a vedere da fuori, cosa non difficile perché sono alte tra i 49 e 62 metri, benché le due più piccole siano un po' pendenti, al punto che la guida le associa alla torre di Pisa.
La prima vera visita è presso la strepitosa abitazione che fu della ricchissima famiglia Yan, di origine Bai, nel villaggio di Xizhou. Sarà che ho un debole per l'arte e l'arredamento cinese ma la visita è stata per me un susseguirsi di estasi di fronte alla qualità, ma anche all'inaspettata copiosa quantità, di sedie (una più bella dell'altra, con schienali intagliati mai uguali l'uno all'altro), tavole, armadi, consolle, portantine e voluminosi letti a baldacchino ma anche dipinti murali, statue, ceramiche, opere calligrafiche, porte e finestre intagliate e chi più ne ha più ne metta. Forse è anche per "colpa" di questa visita che, una volta uscito, sento l'irrefrenabile impulso di farmi indicare il più vicino negozio di antiquariato dove trovo un piccolo tesoro: un cappello che spettava allo "Shengyuan" (studioso che aveva superato l'esame provinciale per diventare mandarino) che aveva conseguito la votazione più alta della sua sessione. Proseguiamo poi per la zona di mercato più interessante quella dedicata a frutta, verdure e carne, dove si trovano ancora diverse donne Bai in abiti tradizionali.

La visita successiva non è meno interessante, dedicata all'arte del tie-and-dye (tintura a riserva) dei Bai, nel villaggio di Zhoucheng. Qui le donne dapprima creano piccoli nodi cuciti nella stoffa che poi immergono in vasca in cui viene sciolta una poltiglia ottenuta facendo fermentare per alcuni giorni le foglie e le radici di indaco con la calce viva. Ad ogni immersione, a cui segue lavaggio e asciugatura, il colore diventa più scuro. In realtà la parte della tintura è la più semplice e veloce, le fasi che richiedono più tempo e abilità sono le altre: dapprima l'annodatura della stoffa (di norma cotone bianco) e poi anche lo scioglimento dei nodi, che alfine rivela l'effetto finale ottenuto. Veri capolavori di destrezza e certosina dedizione. Chiudiamo la nostra permanenza nella zona di Dali facendo una breve tappa nella piazza principale del villaggio, dove gruppi di anziani amichevoli, tra cui un'arzilla 96enne in abiti tradizionali, si lasciano fotografare divertiti dalla rara visione di stranieri. Io ne approfitto per acquistare in un negozio locale specializzato un cappello femminile Bai, che si aggiunge a quelli delle donne Yi e Hani di Shengcun, portando il bottino di questo viaggio a quota quattro. Non male.

Infine è ora di tornare alla stazione dei treni dove, ormai già abituati alle folle che utilizzano le ferrovie cinesi, percorriamo in senso inverso il percorso di qualche giorno fa e rientriamo a Kunming in serata, dove ci aspetta la simpatica guida che avevamo avuto in precedenza. Cena in albergo, di proprietà di un simpatico tedesco col quale scambio delle divertenti chiacchiere, dove tra birra bavarese e hamburger (senza pane ma ottimo) riabituiamo il palato a sapori che ormai avevamo quasi dimenticato, avendo ogni sera esplorato gli interessanti e variegati - ma comunque lontani dai nostri - aromi della cucina rurale cinese.



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