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CONFUCIO E QR CODE - VI

  • 7 mar
  • Tempo di lettura: 4 min

Chi la dura la vince. Stamattina strapparsi dalle coperte all'alba è più duro del solito, anche per il timore di una nuova bruciante delusione. Ma oggi l'universo decide di saldare il debito che aveva con noi.

Già all'arrivo, nonostante il buio, si intravvede che la vallata è sgombra e con lo scorrere del tempo e l'aumentare della visibilità, ai nostri occhi fin da subito si presenta lo straordinario spettacolo che avevamo vanamente inseguito per tutta la giornata precedente. La nebbia, come se sapesse di doversi far perdonare, oggi svolge magistralmente il suo compito di quinta teatrale, lasciando il proscenio alle linee astratte dei terrazzamenti, ai profili verticali dei boschetti e alle forme geometriche delle case dei villaggi a ridosso delle risaie. Solamente il disco solare fatto una breve capatina tra le nuvole ma comunque fa egregiamente la sua parte, donando alla causa i raggi che hanno generato riflessi dorati nelle terrazze. Poi, non appena decidiamo di voltare le spalle a questa meraviglia e andarcene, la nebbia risale velocemente e compatta, quasi a farci capire che questa volta ci ha trattato con i guanti ma comunque è sempre lei a dirigere lo show e noi siamo solo spettatori.


Riflessi dorati sui terrazzamenti di Duoyishu
Riflessi dorati sui terrazzamenti di Duoyishu


Torniamo in albergo per colazione e poi siamo di nuovo in mezzo alle risaie, stavolta al seguito di alcuni agricoltori che lavorano un piccolo terrazzamento, con tanto di bufalo che traina un aratro guidato da un anziano contadino scalzo e a mollo nella risaia fino al ginocchio e altri braccianti che riparano e accudiscono l'appezzamento, un esempio del certosino e continuo lavoro di manutenzione che hanno reso le risaie di questa zona così ingegnose e al contempo mirabili da farla considerare un patrimonio dell'umanità.


Contadini Hani al lavoro nelle risaie
Contadini Hani al lavoro nelle risaie


Abbandoniamo la zona di Yuanyang e cominciamo il rientro verso nord, facendo tappa a Jianshui, città storica Han dal ricco passato. Prima visita al celebrato giardino della famiglia Zhu, meravigliosa residenza storica familiare di una facoltosa e influente famiglia del XIX secolo, che si sviluppa in piano, con oltre 200 stanze e 42 giardini. All'epoca era una piccola città nella città, con scuole private e servizi ma anche un paradiso privato, con laghetti, giardini e angoli idilliaci in cui raccogliere i propri pensieri. Ora invece è sovraffollato di turisti, e fin qui niente di strano, ma anche di giovani bellezze locali che lo eleggono a proprio studio fotografico: noleggiano un abito in stile imperiale antico (questi negozi sono diffusissimi), si truccano adeguatamente (anche questo servizio viene fornito dagli stessi negozi) e poi cercano un angolo caratteristico dove farsi i selfie. Le più organizzate portano con sé un pannello riflettente, un'altra addirittura ha ingaggiato un fotografo professionista con tanto di luci da studio, al quale ne approfittiamo per aggiungerci impunemente. Al contrario, delle foto altrui i Cinesi se ne infischiano allegramente, non solo passandoti davanti mentre fotografi, ma proprio piazzandovisi. Non nego di averne spintonati via un paio, l'unico sistema che capiscono. Fotografare in un posto turistico in Cina presenta pochi rischi ma le stesse difficoltà di uno sport estremo, meriterebbe di essere inserito tra le discipline olimpiche.



Una "porta della luna" della signorile residenza della famiglia Zhu
Una "porta della luna" della signorile residenza della famiglia Zhu


La successiva tappa è al tempio di Confucio, il secondo più grande del paese, uno dei rari luoghi che non pullula di gente e dove si assapora un po' di pace. Poi, per recarci al Chaoyang Gate, di nuovo un bagno di folla nell'affollatissima strada pedonale Lin'an Road, piena di negozi ricavati nel pianoterra di bellissimi edifici antichi, quasi sempre disabitati ai piani superiori, ma anche di piccoli venditori che, seduti a bordo strada, espongono speranzosi la loro unica merce in micro-bancarelle a fianco di lussuosi negozi di noti brand. Giunti alla grandiosa torre, è impossibile trattenere un sorriso di fronte all'ennesima versione trash del narcisismo locale: un uomo col risciò trasporta donzelle (non più tanto giovani) nella piazzetta antistante, girando in tondo con una buffa andatura saltellante, mentre la passeggera, ripresa live da ben 3 smartphone, dispensa saluti e sorrisi agli astanti manco fosse Woytila sulla Papamobile.


Ragazze "hanfu" a Jianshui
Ragazze "hanfu" a Jianshui


Per cena, in un bel ristorante individuato, visto che regolarmente non riusciamo a finire tutto quello che ci portano, faccio ridurre le portate da 10 a 6 (il gruppo è da 10), senza rinunciare consuete birre e "grappa" cinese, ormai irrinunciabile vizio instillatoci da Stefano. Ciò nonostante ci tocca impegnarci per non lasciare troppa roba nei piatti. Il tutto all'astronomica cifra di circa 4,50 euro a testa.

Ultima nota da dedicare all'albergo, argomento che raramente tocco nei miei resoconti, forse il più bello in cui abbia mai trascorso una notte. Non solo dotato di ampi spazi e tutti i comfort moderni, ma anche magnificamente realizzato nello stile delle antiche abitazioni signorili cinesi, costruito quasi interamente al piano terra, con decine di cortili e ambienti diversi, perfino una vasta piscina abitata da grosse carpe. Sicuramente una splendida abitazione d'epoca recuperata con grande cura. Per una notte ho provato l'ebrezza di vivere come il fortunato rampollo di una ricca famiglia di mandarini e commercianti nella Cina imperiale della dinastia Qing.

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