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CONFUCIO E QR CODE - XI

  • 12 mar
  • Tempo di lettura: 4 min

Ultima giornata in Yunnan, perché il volo è in serata e ormai, veterani abituati alle folle cinesi, sappiamo benissimo che "presentarsi due ore prima" in questo contesto è una prassi ottimistica altamente sconsigliata. Quindi la mattina è libera e poi partenza per l'aeroporto alle 16:00.

La meta scelta dalla maggior parte del gruppo è il mercato dei fiori e degli uccelli, dove non so bene cosa aspettarmi e come succede spesso in questi casi la realtà supera le previsioni. Innanzitutto va detto che i cuccioli di cani e gatti che si vedono non sono da mangiare: l'usanza nelle grandi città cinesi è sparita da tempo e lo dimostra una giovane coppia impegnata in un'attentissima analisi di una nidiata di gatti bianchi, effettuata con la stessa cura di chi sta scegliendo un appartamento piuttosto che un animale domestico. Ci sono file interminabili di acquari, ciascuno con il suo inquilino ittico diverso dall'altro e animali davvero strani come salamandre dai colori fosforescenti che sembrano uscite da un cartone animato giapponese e tartarughine in miniatura con il carapace dipinto a mano, come souvenir viventi di se stesse. Vicino al mercato naturalmente ci sono anche negozi più tradizionali - tra questi spopolano quelli che mettono in vendita al prezzo di 30 renmimbi (meno di 4€) montagne di scatoline di legno e il loro contenuto, di norma piccoli oggetti, braccialetti e bigiotteria, che attirano molti locali ma anche alcuni dei nostri in cerca di souvenir – e bancarelle di cibo di strada, in uno dei quali alcuni dei nostri apprezzano una specie di frullato di avocado preparato al momento a cui viene aggiunto caffè caldo.



Danze nel parco a Kunming
Danze nel parco a Kunming

Sulla via del rientro, ci imbattiamo in una piazza in cui convergono due edifici modernisti dalle forme sinuose eretti dai francesi nel 1944, ora sede di un noto boutique hotel. È insolitamente affollata di giovani. Ci avviciniamo, incuriositi e il mistero si rivela subito: questa piazza è, per ragioni che la scienza non ha ancora spiegato, il luogo sacro del selfie di Kunming. Decine di ragazze e ragazzi (più le prime, in verità) si atteggiano in pose più o meno elaborate davanti ai telefonini di amiche/amici complici, con la stessa serietà di chi sta girando una spot pubblicitario per la tv. La cosa giusta da fare è una sola, ci mettiamo nell'angolo più popolato replicando le loro stesse pose e io scatto una foto di gruppo. Diversi passanti locali ci fotografano con i loro telefoni, anche se non so quanti di loro abbiano colto la nostra ironia.

Dopodiché è ora di pranzo, ma non volendo rimpinzarci con il tipico pranzo cinese dalle molte portate, abbiamo optato per qualcosa di più veloce, un coffee bar dall'aria occidentale e dall'atmosfera vagamente trendy. Il menù è piuttosto minimalista: disponibili solo un tiramisù, delle cheesecake e bevande. Fine. Eppure, con questa selezione da bar dell'aeroporto quando prendi la prima cosa che ti capita giusto per finire gli ultimi spicci di valuta che non puoi più cambiare, abbiamo speso pro capite più che in qualsiasi altro pasto dell'intero viaggio. I locali fighetti delle città: costosi come uno spot al Super Bowl e deludenti come un acquisto sui siti di fast fashion. Andiamo all'aeroporto per il lungo rientro in volo - esente dai problemi che hanno afflitto molti in queste ultime settimane a causa del conflitto in Medio Oriente (da cui la rotta del nostro volo passa ben distante, sfiorando addirittura la Finlandia stando alla mappa del volo sullo schermo del nostro Airbus 350) – e siamo di rientro in perfetto orario.


Insetti fritti per tutti i gusti
Insetti fritti per tutti i gusti


È stata la mia quinta volta in Cina. A questo punto qualcuno si aspetterebbe che io la amassi perdutamente, che parlassi di lei come si parla di una vecchia fiamma mai dimenticata. Non proprio. La Cina è uno di quei posti con cui non ho un rapporto semplice, perché le contraddizioni ci sono, e non sono roba di poco conto. C'è un sistema politico che tratta i diritti civili come optional; ci sono minoranze (Uiguri, Tibetani e chi vive a Hong Kong) che hanno problemi seri col governo centrale; c'è una sorveglianza di massa in stile Orwelliano, con telecamere dappertutto; c'è l'impossibilità di usare mezza internet che ti ricorda quotidianamente che sei ospite in un paese che decide per te cosa puoi vedere e cosa no. Eppure la Cina ti butta addosso una tale quantità di bellezza, storia, stranezza e umanità che è difficile restare impassibili. La stratificazione storica è semplicemente vertiginosa, ogni pietra ha duemila e più anni di storie da raccontare; l'arte, completamente diversa da quella occidentale, tende a non rappresentare il mondo reale, piuttosto lo evoca, sapendo esattamente cosa lasciare fuori dal quadro; l'architettura, quella tradizionale sopravvissuta ai furori del boom edilizio, seduce con uno stile che è allo stesso tempo semplice ed elaborato; il cibo, che non è quello che si trova nei ristoranti cinesi in Europa, è sorprendente, vario e regionale, da solo varrebbe il costo del biglietto aereo. E poi c'è la gente, soprattutto quella delle generazioni più anziane: curiosa, ospitale, chiassosa, a volte un po' invadente, altre volte probabilmente sorpresa dalla velocità alla quale il paese sta cambiando, quando silenziosissimi motorini elettrici sfrecciano nei mercati di strada zigzagando tra anziane in abiti tradizionali con la gerla sulle spalle. Qui lo straniero è ancora una figura esotica. In due settimane abbiamo incontrato così pochi occidentali che avrei potuto contarli sulle dita di due mani, probabilmente sono stati di più i selfie assieme ai locali che ci sono stati richiesti. Siamo ancora nella fase in cui la Cina esiste per i Cinesi, qualcosa di raro nell'era in cui anche il più remoto angolo di mondo è stato fotografato e visto su Instagram decine di volte.

Amo la Cina? Non lo so, ma ci torno. E ogni volta rientro con domande a cui non so rispondere ma anche le pupille piene di meraviglia. Forse è questa la definizione più onesta di un paese che vale assolutamente la pena visitare.

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