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CONFUCIO E QR CODE - IV

  • 5 mar
  • Tempo di lettura: 3 min

Partenza da Luoping per un lungo trasferimento verso sud, interrotto dopo un paio d'ore dalla visita al delizioso villaggio storico di Chengzi, fondato dagli Yi almeno 600 anni fa e in seguito abitato anche dagli Han, una situazione poco comune. Qui le case sono addossate a una ripida collina e costruite letteralmente le une sopra le altre, con i tetti delle abitazioni che diventano i cortili (utili per essiccare i raccolti) delle case soprastanti. Case costruite con fango, mattoni, pietre e legno, magnificamente invecchiate dal tempo. Ma il villaggio non è solo un piccolo gioiello architettonico, è anche vivo e vissuto dai suoi abitanti, che passano indaffarati per le sue sconnesse stradine o indugiano nei cortili disordinati e pieni di attrezzi agricoli: un muratore ha appena scaricato del cemento e monta sul suo trabiccolo a 3 ruote: una donnina porta a casa una catasta di legna; un pastore apre una porta dalla quale escono di corsa una dozzina di caprette.


Il ponte sulle risaie che porta a Chengzi
Il ponte sulle risaie che porta a Chengzi


È stato in uno di questi cortili che abbiamo incontrato la protagonista più simpatica della giornata: una vecchietta che ci fatto accomodare nel suo piccolo - ma a suo modo spettacolare - anfratto, stracolmo di tegami, vasi di fiori, carrube e pezzi di lardo attaccati alle pareti (sic!). Ci ha portato degli sgabelli poi ha cominciato a parlare. Animatamente, con gran varietà di toni e gesti, per un quarto d'ora buono. Noi annuivamo, sorridevamo, ogni tanto emettevamo dei suoni vagamente concordanti. Lei sembrava soddisfatta. Cosa ci ha raccontato? Non ne abbiamo la più pallida idea. Ma è stata ugualmente una bellissima conversazione.


Raccoglitori per essiccare il mais
Raccoglitori per essiccare il mais


Poi ripresa la strada un po' in ritardo sulla tabella di marcia perché Chengzi ci ha ammaliato e trattenuto più del previsto, facciamo tappa in un ristorante, dove ormai ci troviamo a nostro completo agio nell'affrontare i piatti locali che nemmeno proviamo più a ordinare (anche perché spesso sarebbe impresa impossibile con menù scritti solo con gli ideogrammi) affidandoci alla nostra guida a cui abbiamo dato solo delle direttive di massima. Ma immancabilmente il cibo che ci portano è buono, è abbondante e costa due soldi. Peraltro piuttosto diverso da quello che siamo abituati a vedere nei ristoranti cinesi dalle nostre parti, che di solito propongono piatti della cucina cantonese niente involtini primavera, niente pollo alle mandorle o nuvole di drago, meno contrasti in agrodolce, tanta cipolla, molta frittura, tofu in diverse maniere e ogni tanto qualche sorpresa, come grilli e larve fritte. Tutto sempre piuttosto buono, e lo dice uno che quando viaggia l'unica cosa di cui ha nostalgia è la cucina italiana.



Stradine di sasso e mura di mattoni di fango, Chengzi
Stradine di sasso e mura di mattoni di fango, Chengzi

Poi comincia il lungo trasferimento verso sud, interrotto da una gradevole sosta presso un mercato di frutta sul bordo della strada. Abbiamo comprato qualcosa, ma soprattutto abbiamo assaggiato un po' di tutto, soprattutto frutti raramente (o mai) visti dalle nostre parti. Decisamente la Cina merita di essere visitata anche solo per quello che offre al palato.

Nel tardo pomeriggio siamo arrivati a Jingkou, dove c'è la biglietteria e uno dei terrazzamenti più fotografati della zona, cosa che si capisce dalle chilometriche balaustre panoramiche. La luce giusta, però, qui arriva all'alba e la sosta è stata solo un antipasto che ci serve a capire cosa ci aspetta. Domani mattina, presto — molto presto — si parte per riempirci gli occhi (e gli obiettivi) di stupore.

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