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LE RISAIE DELLA SPINA DORSALE DEL DRAGO

  • 10 apr
  • Tempo di lettura: 3 min

Ho una predilezione per le risaie terrazzate, uno di quei rari luoghi in cui la natura e l'opera dell'uomo raggiungono un equilibrio che nessun progettista avrebbe saputo calcolare a tavolino. Le risaie di Longji, nella contea di Longsheng nella provincia del Guangxi, a un centinaio di chilometri a nord di Guilin, sono tra le più spettacolari che abbia mai visto. Il soprannome Spina Dorsale del Drago - in cinese Longji - descrive la forma delle cime delle montagne circostanti, che viste dall'alto ricordano le vertebre di un rettile gigante sepolto nelle colline. Le risaie ricoprono circa 66 chilometri quadrati, con un dislivello che va dai 300 ai 1100 metri, su pendii così ripidi che in certi punti raggiungono i 50 gradi di inclinazione. La loro costruzione è iniziata durante la dinastia Yuan, nel XIII secolo, ed è stata completata agli inizi della Qing — oltre 650 anni di lavoro collettivo che ha trasformato le montagne in una delle più grandi sculture agricole della storia.



Il villaggio di Ping'an
Il villaggio di Ping'an


La zona è abitata principalmente da due minoranze etniche: gli Yao Rossi, concentrati nell'area di Dazhai e Jinkeng, e gli Zhuang, nel villaggio di Ping'an. Le case coloniche sono costruite in legno odoroso — pino e abete in prevalenza — con le strutture portanti a vista, i balconi aggettanti sulle terrazze sottostanti, e le porte che si lasciano quasi sempre aperte. Ho dormito in alcune di queste case per qualche notte, e il profumo del legno al mattino, mescolato alla foschia che saliva dalla valle, era già di per sé sufficiente a giustificare il viaggio.



Una donna Yao
Una donna Yao


Le risaie cambiano aspetto radicalmente a seconda della stagione. Tra maggio e giugno sono allagate e riflettono il cielo come una serie di specchi disposti su piani diversi, uno degli spettacoli fotografici più generosi che si possano incontrare. Tra luglio e agosto si riempiono di riso verde intenso. A metà settembre le piante ingialliscono e l'intera vallata vira sull'oro e sull'ambra. Il raccolto avviene solitamente dopo la Golden Week del primo ottobre — la settimana di vacanza nazionale che ogni anno sposta letteralmente centinaia di milioni di cinesi, e che nel frattempo ha trasformato molti angoli della Cina in qualcosa di difficilmente visitabile in quel periodo.



Terrazzamenti spettacolari, che sembrano linee di livello di un grafico a grandezza naturale
Terrazzamenti spettacolari, che sembrano linee di livello di un grafico a grandezza naturale


Quando ci andai, di turisti non ne vidi quasi nessuno, né occidentali né cinesi — cosa che per una destinazione cinese anche allora già conosciuta era una piccola sorpresa. L'unica eccezione era un paio di spagnoli che giravano tra i villaggi con un'attenzione alle donne Yao che non sembrava del tutto paesaggistica. Probabilmente erano lì per i capelli — gli stessi capelli lunghi e lucidi che le donne Yao lavano con acqua di riso fermentata, e che all'epoca erano già una curiosità abbastanza nota da attirare interessi commerciali di varia natura. La gente stava sulle sue, con la cordialità discreta di chi non è ancora abituato a essere visitato. Non c'erano guest house attrezzate, non c'erano menù in inglese, non c'era nessuna struttura pensata per l'outsider. Era ancora un posto in cui si arrivava e poi ci si arrangiava.



Un paesaggista cerca di riprodurre la meraviglia che ha davanti agli occhi
Un paesaggista cerca di riprodurre la meraviglia che ha davanti agli occhi


Una mattina, alzandomi all'alba per fotografare, vidi in lontananza un uomo solo sul bordo di una risaia, rivolto verso la vallata da cui stava salendo la foschia. Aveva davanti a sé un grande foglio di carta appoggiato su una cartella, e stava cercando di fissare quella scena con quello che poteva essere una matita o forse un pennello. Ero troppo lontano per capire, e avvicinarmi avrebbe rotto qualcosa. Era esattamente il tipo di scena che i pittori cinesi di paesaggio praticano da secoli: l'uomo che si siede davanti alla montagna e aspetta che la montagna gli dica qualcosa. In quel paesaggio costruito a mano per 650 anni, con la nebbia che ne cancellava e ridisegnava i contorni ogni pochi minuti, sembrava la cosa più naturale del mondo. Non credo che oggi si vedano ancora scene del genere. Adesso ci sono piattaforme panoramiche, funivie, infrastrutture turistiche cresciute in fretta anche se, lo so bene, basta avere pazienza e uscire dal percorso più battuto per ritrovare angoli autentici. Per il resto, lo smartphone ha sostituito il foglio di carta e la pazienza di aspettare che la montagna parli non è esattamente compatibile con i ritmi dei turisti moderni.

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