top of page

I BIASHA MIAO

  • 13 mar
  • Tempo di lettura: 4 min

Nel Guizhou meridionale, la provincia cinese più ricca di minoranze etniche che hanno conservato lo stile di vita tradizionale, c'è un villaggio di circa un migliaio di abitanti dalla storia particolare. Si chiama Biasha — in lingua Miao "luogo con alberi e erba fitti" — ed è abitato dai cosiddetti Biasha Miao, il sottogruppo definito "l'ultima tribù cinese di fucilieri". Un posto dove la gente lascia le porte di casa sempre aperte e ci si sposa solo tra appartenenti allo stesso villaggio, con la sola precauzione di evitare chi porta lo stesso cognome.



Madre e figlio Biasha Miao
Madre e figlio Biasha Miao


La storia del villaggio nasce da una guarnigione di soldati che decise di risiedere in questa zona, allora fittamente boscosa e popolata da orsi. Le armi che i soldati avevano con sé vennero tenute sempre pronte, non solo per difendersi dai grossi plantigradi ma anche per cacciare. Tutta la cultura dei Biasha Miao si è costruita intorno al fucile. Nonostante la notoria poca malleabilità del governo cinese verso le minoranze etniche, questo gruppo — forse in memoria del fatto che in origine erano servitori dello stato — è l'unico escluso dal divieto di possedere armi da fuoco, introdotto nel secolo scorso. Una concessione culturale, visto che la caccia è comunque vietata e gli orsi non ci sono più da molto tempo. Oggi i moschetti sono registrati presso la pubblica sicurezza e sparano solo polvere da sparo senza proiettili — il che rende l'immagine di un Biasha che imbraccia un'arma ad avancarica derivata dall'archibugio per difendersi da un animale di alcuni quintali ancora più pittoresca di quanto già non fosse.



Un ragazzino Biasha Miao con il taglio di capelli tradizionale (che sarebbe ora di rifare)
Un ragazzino Biasha Miao con il taglio di capelli tradizionale (che sarebbe ora di rifare)


Vivendo circondati da boschi, altrettanto profondo è il legame con gli alberi. I Biasha considerano gli aceri come divinità, e a ogni bambino che nasce viene piantato un albero nel bosco. Quell'albero diventa suo: lo visiterà ogni anno nel giorno del proprio compleanno, offrendogli vino, riso e pesce. Quando muore, gli abitanti abbattono il suo albero e con quel legno costruiscono la cassa da morto. Sul luogo della sepoltura ne piantano uno nuovo, perché così "la vita del defunto continua in un altro mondo". Abbattere alberi vecchi è severamente vietato, un reato per il quale in passato si poteva venire seppelliti vivi. L'unica eccezione documentata risale al 1976, quando un albero centenario venne abbattuto per fornire il legno per la bara di Mao Zedong. Un gesto di rispetto senza pari, per un Biasha Miao. Il legno finì nel memoriale dell'ex presidente, e nel villaggio è stato realizzato un padiglione per onorare le radici di quello stesso albero.

Anche gli abiti raccontano questa appartenenza al bosco. I Biasha indossano tuniche di un blu-viola scuro, tinte con indaco a cui viene aggiunto albume d'uovo: il risultato è un tessuto lucido e impermeabile. Secondo la loro cosmogonia, la crocchia di capelli rappresenta la chioma di un albero, gli abiti la corteccia.



Uomini Biasha Miao con l'inseparabile moschetto
Uomini Biasha Miao con l'inseparabile moschetto


Ed è proprio la crocchia, lo hugun, il taglio di capelli caratteristico degli uomini Biasha: testa rasata a zero ad eccezione della parte superiore, lasciata crescere e raccolta in una crocchia. Per i Biasha, gli uomini — come gli alberi — vanno "potati" per favorirne la crescita rigogliosa. La prima rasatura è un rito di passaggio che avviene tra i 7 e i 15 anni, eseguito dal leader del villaggio con un falcetto bagnato nell'acqua di bollitura delle uova, senza schiuma da barba né sciacquature. Al compimento dei 15 anni al ragazzo viene consegnato un moschetto e da quel momento è considerato adulto a tutti gli effetti.

Ci sono arrivato nel 2010 a bordo di un moto-taxi, perché io e la mia guida locale non riuscimmo a trovare un bus che andasse da quelle parti. La gente stava sulle sue — poco abituata agli esterni, fossero occidentali o i solitamente onnipresenti turisti cinesi. Chiedo se è possibile assistere a un taglio di capelli tradizionale. Un ragazzo che ha già la testa rasata ci pensa un momento, dice che si può fare, telefona a qualcuno e nel frattempo tira fuori una piccola falce e comincia ad arrotarla con cura. Poco dopo arriva, sempre in motoretta, un suo amico, che si accovaccia a terra. L'altro comincia a tagliargli i capelli con la falce, arrivandogli ogni volta a pochi millimetri dall'orecchio, con una disinvoltura che non lasciava spazio all'esitazione. A un certo punto ho smesso di guardare nel mirino e ho cominciato a tenere d'occhio direttamente l'orecchio, convinto che prima o poi sarebbe "arrivato lungo". Non arrivò. Ma per qualche minuto fu un'attesa abbastanza partecipata.



A pochi millimetri dall'orecchio...
A pochi millimetri dall'orecchio...


Oggi le cose sono cambiate. Nel 2014 è arrivata l'alta velocità a Congjiang, nel 2018 Biasha è stata classificata attrazione turistica nazionale 4A, con centro visitatori, parcheggio e strutture di accoglienza. Circa 200 abitanti partecipano a squadre di performance organizzate — danze Miao, taglio di capelli col falcetto su richiesta, salve di moschetto per i turisti. Solo che i moschetti sparano ormai solo polvere da sparo senza proiettili, e sono tutti regolarmente registrati presso la pubblica sicurezza. Il turismo ha creato oltre 570 posti di lavoro. Solo la metà dei Biasha Miao conserva ancora lo stile di vita tradizionale e il taglio di capelli che li ha resi riconoscibili.

Commenti


Copyright Roberto Cornacchia 2007-2026

bottom of page