I MONTI OLGAs: TANTE TESTE SONO MEGLIO DI UNA
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Se hai mai guardato una foto dell'Outback australiano e hai pensato "Ma guarda quel sasso gigante e rosso", probabilmente stavi fissando Uluru (una volta conosciuto come Ayers Rock). Ma se giri lo sguardo di soli 25 km a ovest troverai qualcosa di ancora più bizzarro: i Monti Olgas, o come preferiscono essere chiamati oggi (giustamente), Kata Tjuta.
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Nel 1872, l'esploratore Ernest Giles decise di chiamare la vetta più alta Mount Mueller in onore al barone Von Mueller che, invece, lo dedicò alla Regina Olga di Württemberg. Un gesto galante, certo, ma il nome aborigeno Kata Tjuta (nella lingua del popolo aborigeno Anangu) è decisamente più azzeccato: significa letteralmente "molte teste". Guardandole da lontano, sembrano effettivamente un gruppo di crani pelati che spuntano dal deserto. Mentre Uluru è un unico, gigantesco e unico pezzo di arenaria (un monolite), Kata Tjuta è un "conglomerato", una serie di 36 cupole che sembrano uscite da un film di fantascienza degli anni '70. La cima più alta svetta per 546 metri, ovvero circa 200 metri in più della punta di Uluru.
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Per gli Anangu, questo posto è profondamente legato a cerimonie maschili. Si racconta che il Re dei Serpenti Wanambi viva in cima alla vetta più alta e ne discenda solo nel periodo della stagione secca. Il suo respiro è così potente da trasformare una brezza in uragano, in grado di punire chi ha commesso del male. Qui si tengono cerimonie tradizionali aborigene, spesso di notte ma non è dato sapere molto di più perché gran parte della mitologia del Tempo del Sogno associata a queste rocce è top secret. Gli stranieri non possono conoscerla, e ci sono persino restrizioni su cosa si può fotografare per rispetto alla legge tradizionale.
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L'attività principale per i turisti è addentrarsi nei suoi vari meandri. Dei diversi percorsi disponibili, il più semplice è il cosiddetto Walpa Gorge, che si sviluppa su 2,5 kilometri abbastanza pianeggianti, mentre il più lungo percorre la Valle dei Venti per circa 7 kilometri, una lunga e scenografica passeggiata in quello che potrebbe essere un paesaggio vagamente marziano, se non fosse per la quantità industriale di mosche. Se la temperatura supera i 36°C (ovvero quasi sempre in estate), i ranger chiudono il sentiero alle 11:00 del mattino per evitare di dover raccogliere turisti arrostiti col cucchiaino. Controlla sempre gli aggiornamenti su Parks Australia.
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Tutti si accalcano a Uluru per il tramonto, il che significa che a Kata Tjuta troverai meno folla e potrai goderti le cupole che cambiano colore passando dall'arancione bruciato al rosso sangue, fino a un viola che sembra finto. È il momento perfetto per sentirsi piccoli e insignificanti, ma con una vista pazzesca.
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Un prezioso consiglio: portati (o compra in loco) una retina per il viso per proteggerti dalle temutissime mosche dell'Outback australiano. Non è sexy, non è instagrammabile, ma ti eviterà di mangiarti tre chili di insetti mentre cerchi di ammirare la maestosità della natura. La regola d'oro è semplice: più fa caldo, più ce ne sono. Da settembre ad aprile (con il picco tra dicembre e febbraio) si riproducono in massa e diventano incredibilmente insistenti. Non pungono, ma cercano l'umidità sui tuoi occhi, naso e bocca, rendendo ogni passeggiata un martirio.​




