ULURU
scritto per Pianeta Gaia: https://www.pianetagaia.it/blog/uluru-ayers-rock
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Uluru, nome aborigeno del monolito che una volta era più noto come Ayers Rock, è l'imponente massiccio roccioso simbolo dell'Australia, almeno lo era ai miei occhi quando preparai questo viaggio agli antipodi del pianeta, preferendo sacrificare destinazioni come Sidney o la Great Ocean Road - per lo stupore dell'impiegata dell'agenzia viaggi - che invece la quasi totalità di chi visita il paese dei canguri inserisce nel proprio itinerario.
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Vederlo per la prima volta è emozionante: di norma ci si arriva in auto e, posizionato com'è a circa 450 km da Alice Springs in un territorio completamente piatto, lo si nota già da parecchio lontano e, man mano che ci si avvicina, non si può fare a meno di rendersi conto che quello che inizialmente sembra quasi un grosso animale addormentato è in realtà un gigante alto 350 metri e con una circonferenza di quasi 10 kilometri, considerato il monolito più grande del mondo. È ben comprensibile il rispetto che ha sempre saputo incutere dapprima sugli Aborigeni e poi anche sui primi Occidentali che lo videro, come l'esploratore inglese Giles che ebbe a definirlo "una roccia rimarchevole".
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I suoi cambiamenti di colore, evidenti soprattutto quando è colpito dai bassi raggi dell'alba e del tramonto, sono dovuti alla presenza di sostanze ferrose che contribuiscono a fargli assumere le più svariate tonalità di arancione, rosso, marrone e viola, senza dubbio lo spettacolo naturale più ammirato del continente oceanico.
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Per decenni i turisti hanno scalato la roccia, facendo sollevare le proteste degli aborigeni Anangu che ritengono la scalata un sacrilegio a un loro sito sacro. Nel 1985 il governo australiano restituì formalmente Uluru agli Aborigeni, ma a condizione che per 99 anni il sito fosse gestito assieme a un'associazioni mista e che non fosse vietato ai turisti di salirlo. L'antico motto "fatta la legge, trovato l'inganno" a quanto pare si applica anche da quelle parti. Anche se le campagne di sensibilizzazione hanno progressivamente eroso il numero di scalatori, attualmente sono circa 60.000 i turisti che vi si arrampicano ogni anno, in maggioranza Giapponesi.
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Un altro motivo per il quale la scalata è sconsigliabile è la sicurezza: la salita non è semplice perché le pareti sono molto dure e scivolose e, nonostante un corrimano in metallo venga in soccorso agli scalatori, è parecchio ripida e richiede circa un'ora di ascesa, cosa che in passato ha causato diversi attacchi cardiaci, soprattutto nei caldi mesi estivi. Non mancano rischi nemmeno una volta giunti in cima: nonostante le strisce di vernice che delimitano learee sicure, più di un turista è precipitato lungo i canaloni che ne costituiscono i bordi. Se non ci saranno colpi di mano da parte delle autorità australiane, dal 2019 sarà definitivamente vietato scalarlo (cosa poi puntualmente verificatasi dal 26/10/2019).​




