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APPUNTI DI VIAGGIO NEGLI STATI UNITI, ottobre 2008

 

 

PREPARATIVI
Formazione inconsueta stavolta: doppia coppia e bimba di 6 anni e quindi un'attenzione diversa sulla lunghezza degli spostamenti e sull'impegno anche fisico richiesto per le visite. In realtà non ci sono stati particolari problemi: i parchi dell'Ovest degli Stati Uniti sono concepiti in modo da accontentare sia chi li vuole visitare in poco tempo concentrandosi esclusivamente sulle cose più significative, sia chi vuole visitarli a fondo, dedicandoci giorni o settimane. Classico esempio lo Zion National Park, che non è certo uno dei parchi imperdibili di questa parte di America. Esiste una guida di 400 pagine circa, con itinerari di alcune settimane ma noi ne abbiamo visitato i punti salienti in una mezza giornata. Un criterio che è più o meno applicabile a tutti i parchi, tenuto conto che i view point sono sempre raggiungibili in auto. L'unica eccezione è il Grand Canyon, sempre nel caso in cui lo si voglia vedere in maniera diversa dall'opzione più praticata che è quella di guardarlo dall'alto del bordo. Addentrarcisi comporta un giornata di trekking che diventano almeno 2 se si vuole arrivare fino in fondo (solo i superallenati riescono a scendere e risalire in giornata).
Altro problema che ci eravamo posti in anticipo era la noia che avrebbe dovuto sopportare la bimba durante i lunghi spostamenti in auto. Un falso problema perché in realtà costituivano spesso il momento in cui si divertiva di più, avendoci tutti a sua disposizione per giocare e non sparsi chi a fare foto e chi a visitare il luogo. Io preferisco viaggiare nei paesi del Terzo Mondo, perché le situazioni mi paiono più autentiche, la gente più spontanea e spesso è un po' come viaggiare nel tempo. Per questo gli Stati Uniti rappresentano, da certi punti di vista, quelle cose che di solito evito come la peste. Però devo ammettere che i parchi sono davvero stupendi e, pur essendo stato in precedenza in posti che di meraviglie naturali ne offrono tante come l'Australia e la Namibia, non ho mai visto altrove una tale concentrazione di paesaggi così belli. Insomma, viaggio e bimba entrambi hanno superato la prova a pieni voti.

La mia intenzione era quella di visitare soprattutto i parchi, ma non si poteva ignorare la richiesta da parte delle signore di vedere anche un po' di civiltà e quindi, dovendo comunque fare uno scalo sulla costa orientale, abbiamo alla fine optato per una dozzina di giorni nella zona delle Montagne Rocciose al termine dei quali aggiungere un breve soggiorno a New York. In pratica l'itinerario è stato il seguente: un grande otto con partenza e ritorno a Las Vegas, città dalla quale abbiamo intrapreso il cosiddetto Grand Circle - il tour dei grandi parchi dell'Ovest già in voga nell'Ottocento - in senso orario stringendo il cerchio dopo il Natural Arches National Park, rinunciando al Mesa Verde National Park e al Canyon De Chelly National Park, ma includendo alcuni siti minori quali il Kodachrome Basin, il Goblin Valley State Park e la Valley of Gods che, benché meno scomodi da raggiungere, vengono spesso esclusi da chi completa il giro. Volutamente ignorato il Four Corners Monument, un'assurda americanata che avrebbe richiesto centinaia di chilometri. Una volta rientrati a Las Vegas siamo andati in California per la Valle della Morte e successivamente, passando dalla poco frequentata Sierra Nevada californiana, al Sequoia National Park. È seguito il rientro nella capitale del gioco d'azzardo e il volo interno per New York dalla quale, 5 giorni dopo, abbiamo preso l'aereo che ci ha riportato a casa.

Auto presa a noleggio tramite un broker attraverso il quale si possono trovare prezzi davvero interessanti, prima si prenota e più conviene. La compagnia che all'aeroporto ci ha consegnato la spaziosa Chrysler Grand Voyager era la Advantage. Consigliatissimo fare il National Park Pass, del costo di 80 dollari, che permette di risparmiare molto rispetto al pagamento singolo di volta in volta. Attenzione che però non è valido per gli State Parks (come il Kodachrome Basin e il Goblin Valley) e nemmeno per i parchi gestiti dalle comunità di pellerossa (come l'Antelope Canyon). Ha validità di un anno. Gratis per gli under16 e al costo di 10 dollari e di durata illimitata per gli over 62. Per la zona dei parchi avevamo con noi la guida della EDT sugli Stati Uniti Occidentali (traduzione in italiano dell'australiana Lonely Planet) e, per la stessa area, quella della Routard. Ho trovato migliore la seconda. Per New York avevamo la EDT. Pernottamenti non prenotati, tranne a New York, ma non ci sono state particolari difficoltà nel reperire i posti (tranne nella Death Valley), anche se in periodi diversi dal tranquillo ottobre in cui ci siamo stati noi potrebbe non essere tutto così semplice, specie nelle località più gettonate come Gran Canyon Village o nei dintorni della Monument Valley. Nei motel abbiamo quasi sempre preso delle stanze con doppio queen size bed (152x203 cm), inferiori come dimensioni ai king size bed (193x203 cm) ma ampiamente sufficienti, anche per la coppia di nostri amici che dormivano assieme alla bimba. Il tutto per un prezzo, a camera, che viaggiava di norma tra i 60 e gli 80 dollari, incluso il bagno privato, sovente dotati di lavatrici e asciugatrici a gettoni anche se spesso la colazione non era compresa. Fate voi i conti.

Mangiare negli Stati Uniti non è il massimo, specie per chi proviene da un paese mediterraneo, ma neanche una condanna come in certi paesi europei. I fast food sono onnipresenti, super economici e anche se non proprio salutari, possono costituire delle economiche alternative ai ristoranti più ricercati, ovviamente più cari benché i piatti proposti siano quasi sempre gli stessi. Su tutto svetta la carne, in particolare la T-bone steak (in pratica quella che noi chiamiamo fiorentina) che tendono a cuocere più di quanto si faccia dalle nostre parti. Quindi se la volete "al sangue", non limitatevi a dire rare (cioè "al sangue" in inglese) ma really rare (cioè "davvero al sangue"). Occhio alla salsa barbecue, visto che mi è capitato che glie la mettessero anche se alla cameriera avevo specificato il contrario. Quando glie l'ho detto, l'ha fatta "pulire" e me l'ha rimandata! E dire che era un ristorante figo, con tanto di curriculum dello chef sulla prima pagina del menù... Di norma le porzioni sono piuttosto generose (intuibile dal numero di obesi che si vedono in giro) e accompagnate, anche a colazione, da bicchieroni di bibite o d'acqua (questi gratuiti) pieni di cubetti di ghiaccio, indipendentemente dal fatto che la temperatura esterna sia prossima allo zero. I vini di norma costano abbastanza, ma è sempre più diffusa la possibilità sia di portarselo da casa che di portare via una bottiglia non finita. Le colazioni sono di norma abbondanti e, rispetto a quelle italiane, piene di alimenti saporiti e calorici. È frequente la modalità buffet o "take all you want": un paradiso per chi bada più alla quantità che alla qualità. Sono americani. Se proprio non ce la fate, c'è sempre la cucina etnica, in particolare quella cinese e messicana sono piuttosto diffuse. Capitolo a parte la cucina italiana: le pizze sono molto diffuse ma generalmente piuttosto diverse dalle nostre, più spesse. Con questo non voglio dire che facciano necessariamente schifo, semplicemente sono un'altra cosa, basta saperlo. Divertente notare come vengano considerati dei classici piatti italiani delle pietanze da noi sconosciute come la "pizza Strombòli" (con l'accento sulla seconda o) e le "fettuccine Alfredo". Ma non diteglielo: non ci crederanno.

 

LAS VEGAS

Las Vegas è davvero gradevole e non crediate che io sia un appassionato delle città in generale e men che meno del gioco d'azzardo: clima ideale, caldo di giorno e fresco la sera, alberghi stratosferici a costi incredibilmente bassi, locali aperti a qualsiasi ora del giorno e della notte, spettacoli di tutti i generi, shopping a prezzi decisamente interessanti. All'arrivo abbiamo dormito allo Stratosphere, quello della torre in cima alla quale ci sono delle giostre e al ritorno al Luxor, quello a forma di piramide egiziana con una gigantesca Sfinge all'ingresso.Non ricordo più quanto speso allo Stratosphere ma al Luxor, che è comunque sempre un 4 stelle con piscina e tutto il resto, una stanza con i due soliti queen size bed ci è costata 150 dollari, poco più di 100 euro all'epoca. Poi, a differenza degli altri motel abbiamo deciso di stare larghi, mentre di norma in una stanza del genere ci stavamo tutti e 5, sennò avremmo speso circa 20 euro a testa.La ragione di questi prezzi così bassi è il fatto che, una volta "catturato" il cliente, è più facile che i suoi dollari li metta nelle slot machines del suo albergo che in quelle di un altro.La colazione normalmente non è inclusa nel prezzo della camera: ricordo un buffet davvero luculliano, con cuoco che preparava le omelettes al momento in base alla richiesta e ogni ben di Dio tra salato, dolce e frutta, ad appena 11 dollari. Anche questo un metodo per portare gente al proprio albergo in modo che poi, una volta lì, usi le slot machines più vicine.Ulteriori sconti il venerdì, che è il giorno di paga negli Stati Uniti e quindi il momento migliore in cui attirare i giocatori che hanno appena riscosso lo stipendio.L'unica complicazione, sormontabile, è che in ogni albergo tra l'ingresso nella hall e l'accesso alle stanze, bisogna sempre farsi almeno mezzo chilometro di slalom in mezzo alle slot machines e ai vari tavoli da gioco: ma a noi che la materia non interessa per niente, ne traiamo solo benefici. Viva Las vegas!Gironzolare per lo Strip è comunque divertente, tutto è talmente eccessivo che se proprio uno non si meraviglia per il lusso ostentato, di sicuro non può non farsi scappare un sorriso di fronte a certe pacchianate. Le hall degli alberghi maggiori vanno visitate, sono a loro modo uno spettacolo imperdibile, come è un delitto rinunciare a vedere lo spettacolo di fontane illuminate che danzano al ritmo di musica classica davanti al Bellagio.Molto diffusa la prostituzione, con decine di immigrati che distribuiscono i bigliettini delle signorine pronte a rispondere a convocazioni telefoniche, con quel rumore ottenuto sbattendoli gli uni contro gli altri che dopo un po' diventa una specie di colonna sonora della passeggiata, e giornaletti di annunci. Ve ne sono anche ai bar degli alberghi: se una vi ammicca, non pensate di essere diventati all'improvviso irresistibili... Davvero economico anche lo shopping. Non lontano dalla città, in direzione Los Angeles, sorge un gigantesco centro commerciale dove Ralph Lauren e altri marchi di lusso costano una frazione di quanto costano nei nostri negozi.

ZION NATIONAL PARK

Uno dei parchi più vasti ma non uno dei più spettacolari. Non che sia colpa sua, è che gli altri parchi sono davvero eccezionali e questo, pur gradevole, sparisce al confronto con autentici gioielli come il Bryce Canyon o la Monument Valley. Ci siamo limitati ad alcune soste:

- una per vedere da lontano il Kolob Arch, un arco non aperto che è considerato il secondo più grande al mondo;

- un'altra dove, dopo una passeggiata di alcuni chilometri non impegnativa, siamo giunti proprio sopra al Kolob Arch e abbiamo ammirato la spettacolare veduta sullo Zion Canyon, profondo circa 800 metri;

- una breve pausa per fotografare i bighorns, locali capre selvatiche;

- un'altra per ammirare la bianca formazione rocciosa a festoni del Checkerboard Mesa.

RED CANYON
Una specie di antipasto al più famoso, e bello, Bryce Canyon, presenta diversi hoodos (pinnacoli) di un rosso acceso, alle basi dei quali sorge la Dixie Forest. E' di strada per andare al Bryce Canyon, da cui dista appena 9 km, e quindi farvi una breve sosta non costa nulla.

 

BRYCE CANYON NATIONAL PARK

Semplicemente stupendo e immeritatamente meno famoso del Grand Canyon o della Monument Valley rispetto ai quali non è certo inferiore, riceve meno spettatori dello Zion soprattutto in virtù della sua maggiore lontananza dalle grandi città. Situato oltre ai 2500 msl, in realtà non è proprio un canyon, ma piuttosto un anfiteatro naturale scavatosi per l'azione degli agenti atmosferici su un fianco dell'altopiano Paunsaugunt costellato di hoodoos di tutte le forme e tutti i colori, dal rosso acceso al bianco passando attraverso tutte le sfumature intermedie. Distogliendo lo sguardo dall'anfiteatro vero e proprio si possono ammirare altre colorazioni spettacolari tutt'intorno. È consigliabile dedicare qualche ora al trekking, sia per fuggire dalla folla che si ammassa quasi unicamente presso i view point e sia per poter ammirare gli hoodos da punti di vista alternativi. Vi sono una dozzina di sentieri, dal più breve di meno di 1,5 km al più lungo di quasi 40 km che attraversa le zone più remote del parco. Ho girovagato per un paio d'ore senza i miei compagni di viaggio al seguito e davvero bastano pochi minuti per non vedere più nessuno nei dintorni, se non di tanto in tanto.

KODACHROME BASIN STATE PARK
Uno dei parchi minori del Grand Circle, deve il suo nome al fatto che, quando era ancora quasi del tutto sconosciuto, il National Geographic, nel 1949, gli dedicò un servizio fotografico per sperimentare una nuova pellicola a colori della casa americana. Temendo ritorsioni il nome venne cambiato in Chimney Rock State Park ma la ditta diede il permesso e quindi si tornò alla denominazione originale. Niente di eccezionale, sicuramente poco battuto, presenta un bell'arco e alcune rocce dalle forme decisamente falliche.

 

CAPITOL REEF NATIONAL PARK

Un'altro parco tra quelli meno conosciuti, sia per la lontananza che per la difficoltà nel visitarlo: è un parco lungo e stretto, attraversato dalla Statale 50 da ovest ad est mentre per visitarlo al meglio l'ideale sarebbe attraversarlo da nord a sud con un mezzo a 4 ruote motrici nella stagione secca. Come la stragrande maggioranza anche noi ci siamo limitati ad ammirare i paesaggi che si presentano agli occhi di chi lo attraversa sulla statale. All'interno del parco vi è anche un view point su una stretta ansa generata dal fiume San Juan.

GOBLIN VALLEY STATE PARK

Un altro dei siti meno visitati del Grand Circle, costituito da una distesa di spettacolari hoodoos rossi vicino all'apice settentrionale del Grand Circle. Due sono le particolarità di questo piccolo parco statale: gli hoodoos dall'inconsueta forma di fungo, che per un periodo gli aveva meritato il nomignolo di "Valle dei Funghi", e il fatto che invece di essere delle creste irraggiungibili sono dislocati nella bassa vallata. Ciò li rende ideali per fotografarli da vicino oppure, come molti fanno benché sia vietato, per scalarli. Ricordano un po' i camini delle fate dell'Anatolia, con la parte superiore di roccia più resistente agli agenti atmosferici e quella sottostante, in arenaria, che pian piano si assottiglia.

 

ARCHES NATIONAL PARK

Ecco un altro dei "giganti" del Grand Circle, uno dei parchi più belli e variegati, da non confondersi con il similare Natural Bridges National Monument che si trova circa 100 km più a sud. Contiene circa 2000 archi naturali scavati dall'erosione nelle rocce, di cui oltre una quarantina sono andati distrutti per motivi naturali a partire dalla data in cui è stato dichiarato parco nazionale, nel 1971. La formazione di questi archi è dovuta al fatto che l'altopiano è costituito di evaporite, un sedimento naturale formatosi dalla deposizione dei sali minerali naturalmente presenti nelle acque, che, modificata la sua consistenza per la pressione ricevuta dalle rocce soprastanti, subisce l'azione erosiva delle scarse piogge della zona. Sono molti i punti di interesse degni di una visita, non solo archi. Qui cito solo quelli da me visti e che sono raggiungibili con passeggiate non particolarmente impegnative, ma ovviamente ce ne sono molti altri:

- il sottilissimo e spettacolare Landscape Arch: con i suoi 91 metri di larghezza, l'arco naturale più largo del mondo. Nel 1991 ne è precipitato un pezzo e da allora l'area sottostante è chiusa ai visitatori;

- la Balanced Rock, una pietra che misteriosamente resiste in cima ad un sottile stelo di arenaria;

- le Tre Sorelle: tre formazioni rocciose similari che assomigliano a tre figure femminili;

- Park Avenue: un maestoso insieme di rocce imponenti, che danno l'impressione di trovarsi in mezzo ai grattacieli di New York;

- le Torri del Tribunale;

- Le Finestre: due grandi archi simmetricamente disposti uno a fianco dell'altro;

- il Turrett Arch;

- il Double Arch: due archi spettacolarmente disposti uno quasi sormontante l'altro;

- il Delicate Arch, la vera star del parco, che può essere ammirato in lontanza da un view point a breve distanza dal parcheggio oppure da sotto se si affronta un trekking di 5 km (1 ora e mezza circa).

A differenza del resto della compagnia, ho intrapreso un breve trekking oltre il Landscape Arch alla ricerca del Double O Arch ma poi, visto che mi stavo allontanando troppo ho rinunciato, riuscendo comunque a vedere alcuni archi minori come il Crystal Arch e il Tunnel Arch.

 

CANYONLANDS NATIONAL PARK

Questo enorme parco fornisce spettacolari panorami su una serie di canyon, gole e formazioni rocciose scavate dai fiumi Colorado e Green sul Colorado Plateau. La vicina città di Moab, che è una delle capitali degli sport all'aria aperta, ne costituisce la base ideale per l'esplorazione. All'interno del parco sono possibili trekking, mountainbiking, rafting, camping e percorsi con mezzi 4x4. I view point dai quali ci siamo goduti la vista sono stati:

- Dead Horse Point: una spettacolare terrazza naturale che dà su un'ansa a 180° del fiume Colorado, da un'altezza vertiginosa;

- Island in the Sky: un altro view point mozzafiato, stavolta sul fiume Green;

- Muley Point: un altro belvedere sopraelevato su paesaggi a perdita d'occhio.

 

In uscita dall'area, prima della Valley of Gods, si scende la ripida Moki Dugway, una serie di tornanti costruita per permettere ai camion di raggiungere una vecchia miniera.

 

 

Il Grand Canyon visto all'alba dal South Rim

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