JAWARI - FORESTA AMAZZONICA BRASILIANA
Il rituale Jawari del popolo Kuikuro, che vive all'interno della foresta pluviale amazzonica dello stato del Mato Grosso, noto anche come Festival della Guerra e della Pace, è un evento complesso, dedicato ai guerrieri morti già onorati dal Kuarup (la principale cerimonia funebre dell'area del bacino del fiume Xingu), ed è caratterizzato da lunghe processioni danzanti di uomini e donne che durano quattro giorni. I partecipanti alla celebrazione, che si è tenuta nel maggiore (circa 300 persone) dei 7 villaggi Kuikuro della zona, trascorrono l'intera mattina a dipingersi e a decorare il corpo nella maniera più spettacolare, ogni giorno in modo diverso, e nel pomeriggio prendono parte ai vari momenti della cerimonia.
Le danze di norma prevedono che le centinaia di indigeni si muovano, danzando all'unisono e in fila indiana, da una capanna all'altra, con unici strumenti la propria voce e il battito dei piedi e dei bastoni sul suolo. Una volta raggiunta la destinazione, si dividono in due gruppi composti da coppie di uomini e donne che danzano avvicinandosi e allontanandosi ripetutamente. Alcune volte entrano in qualche capanna e girano vorticosamente in gruppo in senso antiorario. Ma il momento più particolare è quando, verso tardo pomeriggio, le donne si ritirano e gli uomini e i ragazzi prendono di mira una forma umana realizzata con legno, plastica e paglia, posizionato in mezzo al grande cortile centrale che caratterizza ogni villaggio Kuikuro, che l'ultimo giorno viene bruciato. Uno alla volta, alcuni degli uomini più prestigiosi lanciano delle invettive - di cui è impossibile capire il significato visto che sono pronunciate nella lingua nativa - che evidentemente sono scherzose o ironiche, visto che quasi sempre generano l'ilarità degli astanti. Poi colui che ha proferito quelle parole si avvicina al fantoccio e lo colpisce con una lancia, a volte in maniera violenta, come se volesse veramente ucciderlo, più spesso in maniera volutamente goffa, come per continuare con lo sbeffeggiamento.
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Il quarto e ultimo giorno vengono invitati i componenti di un villaggio di un'etnia diversa, nel caso in cui vi ho assistito erano i Kamayura del villaggio di Ipavé. Anche loro spettacolarmente dipinti e agghindati (e per me difficilmente distinguibili dai Kuikuro), compiono gli stessi rituali dei loro ospiti, e quando è il loro turno di colpire il fantoccio si capisce che le loro frasi ironiche sono indirizzate ai Kuikuro, i quali rispondono per le rime quando è il loro turno. Il tutto in un'atmosfera amichevole, che difatti si conclude con abbracci fra i vari componenti dei gruppi e con lo scambio di merci e prodotti artigianali. Meno rituale ma molto sentito è stato il momento in cui gli uomini si sono sfidati in una specie di gara in cui due componenti dei diversi schieramenti si ponevano uno contro l'altro: uno reggeva una corta lancia (con la punta appositamente ricoperta e arrotondata) e l'altro, posizionato di profilo, cercava di evitare di essere colpito potendo proteggersi solo con un bastone tenuto dritto e poggiato a terra e che usava come scudo. Una prova di destrezza e abilità che divertiva molto i partecipanti.
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​La celebrazione è accompagnata da una serie di canzoni, che i Kuikuro cantano per tutta la notte. Sono soprattutto i giovani, sia ragazzi che ragazzi, a impegnarsi in questa parte dell'evento: nel cuore della notte, illuminati da torce elettriche, visitano a turno tutte le capanne del villaggio, anche tre o quattro volte per ogni notte. Entrano in ogni capanna del villaggio, ballando e battendo ritmicamente i piedi, eseguendo canti gutturali in toni bassi della durata di circa un quarto d'ora. La prima notte rimasi piuttosto sorpreso ma poi, abituandomi a godere di queste situazioni dall'amaca in cui dormivo, assistervi è diventata una piacevole abitudine e il momento in cui più mi è sembrato di allontanarmi dalla civiltà moderna e di sentire, vivo con mai prima, il respiro della Foresta e di un popolo che l'ha eletta a sua casa e ragione di vita.




















