ANDARE AVANTI, SEMPRE
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In Europa sarebbero finite da un pezzo accatastate, una sopra l'altra, presso uno sfasciacarrozze ma qua, in Africa Occidentale, continuano a macinare chilometri sotto il sole, tra sabbia, buche e passeggeri stipati come sardine. Le vecchie Mercedes, malconce e con una carrozzeria che racconta più storie di un marinaio ubriaco, sono ancora oggi una presenza piuttosto familiare a Nouakchott e in tutta la Mauritania.
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Sono auto ammaccate, scolorite, stanche. Eppure, funzionano. O per meglio dire, continuano ad andare avanti, che da queste parti, in definitiva, è l’unica cosa che conta. A Nouakchott, ma non solo, vi è una flotta di veicoli fatiscenti che sembrano sfidare le leggi della fisica e della manutenzione. La maggior parte non ha fanali anteriori, fari posteriori o luci dei freni funzionanti, in più d'uno ho visto al loro posto delle luci a led comprate in ferramenta e tenute in loco con lo scotch, letteralmente. I paraurti molte volte sono a penzoloni, i finestrini non di rado di cellofan. Portiere, cofani e bagagliai hanno chiaramente trovato una sesta, settima o ottava vita, molto tempo dopo che i veicoli originali hanno reso l'anima. Gli specchietti retrovisori spesso pendono inerti da un filo, sempre se ci sono ancora. Gli interni possono essere sventrati, le sospensioni rigide. Ad alcune auto mancano talmente tanti pezzi originali che non sai più se sono semplicemente parcheggiate o se vengono utilizzate per ricavarne pezzi di ricambio per altre, più fortunate, piccole Frankenstein con una missione ancora da compiere.
Molte di queste Mercedes — in particolare i modelli W123 e 190D — nascono come simboli di affidabilità borghese nella Germania degli anni Settanta e Ottanta. Ai loro tempi erano taxi impeccabili o berline per famiglie benestanti. Decenni più tardi, dopo una o due vite europee dignitose, vengono esportate in Africa Occidentale per iniziare una terza (spesso anche una quarta) carriera, molto meno chic delle precedenti ma decisamente più lunga. In Mauritania, come in Mali, Senegal o Guinea, queste auto spesso diventano dei "taxi brousse", taxi collettivi che partono solo quando sono pieni, spesso oltre il limite teorico dei posti, e collegano città, villaggi e mercati. Il comfort è opzionale. La resistenza, no.
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Il taxi brousse non è solo un mezzo di trasporto, è un piccolo esperimento sociale itinerante. Si chiede se la propria destinazione è compresa nell'itinerario, si contratta l'importo, si sale, si aspetta - a volte un bel po' - e si parte solo quando l’auto è "piena", una definizione elastica che comprende numeri numeri che possono arrivare anche a sfiorare la doppia cifra. I posti ufficiali sono cinque, si sa, ma normalmente si parte quando si è in sei o sette, essere in otto non è una rarità, nove (tre davanti e sei dietro) è probabilmente il massimo accettato. ​In Mauritania, dove i trasporti pubblici sono limitati e le distanze enormi, questi taxi sono spesso l’unico collegamento con villaggi remoti o poco abitati. Le Mercedes, con i loro sedili ormai molli e l’aria condizionata quasi sempre defunta, fanno il lavoro sporco: portano persone, merci, animali, storie, sogni.
Ma perché proprio le Mercedes? La risposta è poco romantica ma molto concreta.
Innanzitutto sono meccanicamente semplici, niente elettronica sofisticata, niente centraline capricciose. Un motore diesel Mercedes di vecchia produzione, all'occorrenza può essere smontato e rimontato con attrezzi essenziali, all’ombra di un albero o davanti a un’officina improvvisata. Poi sono robuste fino all’ostinazione. Sopportano carichi eccessivi, strade dissestate, caldo estremo e carburanti di qualità discutibile. Non protestano: al massimo lasciano scie fumose poco raccomandabili. Ma soprattutto costano poco. Sul mercato dell’usato internazionale, una Mercedes che in Europa non vale quasi nulla, in Africa può rappresentare un investimento per avviare un’attività di trasporto. E se il sedile è sfondato o la portiera non chiude bene, pazienza: nessuno sale per l’arredamento.
Per ultimo, c'è il caos della guida a Nouakchott, dove gli automobilisti ignorano bellamente il codice della strada (ho assistito a diversi episodi di guida contromano, meglio conosciuta come "salmoning", anche da parte del mio driver mentre si lamentava del traffico impossibile della città), i semafori sono poco più che suggerimenti colorati e la polizia, per la maggior parte dislocata presso posti di blocco lungo le rettilinee e quasi deserte strade dell'interno, ha altro di cui occuparsi. È un'anarchia sorprendentemente funzionale, in cui ogni pilota sa che lo spazio va occupato non appena si crea, senza troppo riguardo per la vernice originale. Urti e "appoggi" sono comuni come l'acne sul viso di un adolescente; ammaccature e graffi non sono danni, ma medaglie al valore.
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Ovviamente, questa longevità ha un prezzo. I veicoli sono spesso in condizioni pietose e la manutenzione va fatta di continuo: si aggiusta quello che si rompe, finché si può, finché la Mercedes continua ad andare avanti. Si favoleggia di di auto con chilometraggi leggendari, difficilmente verificabili ma plausibili: centinaia di migliaia, forse milioni di chilometri. Sono auto che si rifiutano ostinatamente di morire, nonostante il loro aspetto esteriore faccia pensare che siano in agonia già da un pezzo. ​Questa “seconda giovinezza” africana delle auto europee solleva anche questioni meno poetiche. I vecchi diesel contribuiscono all’inquinamento urbano al punto che alcuni governi dell’Africa Occidentale stanno discutendo o introducendo limiti all’importazione dei veicoli più vecchi. Ma se le vieti, chi prenderà il loro posto, efficienti ma delicate e costose auto moderne? Le Mercedes usate che attraversano il deserto mauritano non sono semplicemente “vecchie macchine”, sono il prodotto di disuguaglianze globali, di mercati dell’usato senza confini, ma anche di una straordinaria capacità di adattamento. In Europa erano auto rispettabili, in Mauritania diventano strumenti di sopravvivenza economica. E mentre la vernice si stacca e il motore gracchia, continuano a fare quello per cui sono state costruite: andare avanti. Magari lentamente. Magari rumorosamente. Ma quasi sempre, incredibilmente, fino alla fine.




