Copyright Roberto Cornacchia 2007-2019

< pagina precedente

 
 
IL VERO VIETNAMITA

Nel mio viaggio in Cina avevo avuto la possibilità di scegliere tra una guida cinese e un'occidentale e scelsi la seconda opzione, perché non mi sembrava avesse un gran senso andare a visitare delle minoranze etniche a fianco di chi apparteneva alla stessa maggioranza che le aveva sconfitte e poi emarginate, senza contare che spesso l'etnia dominante nutre, di norma, poco rispetto quando non proprio disprezzo nei confronti delle minoranze. Un po' come andare a visitare un campo Rom con Borghezio come guida. Fu un'ottima scelta perché Keith, neozelandese da anni in Cina, si rivelò perfetto: un vero backpacker, estremamente rispettoso delle minoranze ma anche un ottimo fotografo, nonché scrittore di guide di viaggio e articoli sportivi. I punti di contatto col sottoscritto erano parecchi.
In Vietnam non ho avuto la possibilità di fare questa scelta. Ero perfettamente conscio che con un vietnamita sarei stato in minor sintonia di quanto non lo sia stato col suo predecessore, ma nemmeno potevo pensare di prendere una guida appartenente alla minoranza visitata (anche se avevo trovato una ragazza H'mong per l'area di Sapa), visto che ne avrei viste almeno una dozzina di diverse. E così dall'Occidentale Rispettoso sono passato al Vero Vietnamita.

IL VERO VIETNAMITA È UN FIGO
Mi aspetta (per modo di dire, visto che giro mezz'ora prima di beccarlo) alla stazione di Lao Cai e subito si palesa come quanto di "meno tradizionale" possa pensare. Cappelli tagliati a cresta, Rayban scuri, sigaretta perennemente appiccicata al labbro, jeans rigorosamente sdruciti e gonfi a mostrare portafoglio, cellulare e pacchetto di sigarette, abbigliamento sempre "firmato" Dolce&Gabbana, Calvin Klein, Nike e tendenzialmente sul nero. Sembra quasi una copia del "cattivo" giapponese che tormenta Michael Douglas in Black Rain in salsa vietnamita. Tornati a Sapa ha modo, a differenza di me, di rinnovare il guardaroba e sfoggia un attillato giubbotto di pelle (che definisce "very espensis") che a suo dire tutti gli invidiano. La prima cosa personale che mi dice è che fa kick boxing e subito mi invita a dargli un pugno sul braccio per verificare la consistenza della muscolatura, dopo averla opportunamente contratta. Uno degli ultimi giorno l'ho fotografato assieme alla sua seconda e attuale moglie (piuttosto carina e comunque decisamente curata, per essere una vietnamita, spesso in minigonna o leggins e tacchi alti). Nel vedere lo scatto sul display della macchina il suo commento è stato: "Sono proprio bello". Del resto con le donne si tratta bene: "Vado solo con donne belle", afferma sicuro di sè ma anche: "Sono sposato e quindi fedele". Non mi risulta abbia cornificato la moglie in viaggio, anche se, a sentire lui, avrebbe avuto più d'una occasione. Ma ve le descriverò di volta in volta nel prosieguo del racconto.

IL VERO VIETNAMITA È IL RE DELLA STRADA
Un fondo di verità ci sarebbe anche (lo afferma anche il t.o. che è bravo), di sicuro non fa nulla per nasconderlo: afferma in continuazione di essere un ottimo pilota; sorpassa tutto il sorpassabile anche quando le condizioni della strada o l'approssimarsi di curve cieche lo sconsiglierebbero; ad ogni sorpasso lancia uno sguardo di sfida al malcapitato in perfetto stile Gassman ne "Il sorpasso" così come a quelli che lo rallentano; usa il casco solo nei pressi delle città più grosse per paura di essere fermato/multato (in Vietnam sono praticamente sinonimi) e per il resto del viaggio lo tiene infilato sullo specchietto laterale nonostante debba infilare la mano attraverso la visiera per accedere alla manopola. Se trova un cane o un altro animale in mezzo alla strada, invece di cercare di evitarlo, lo avvicina per tirargli un calcione ("colpirne uno per educarne cento" come dice Abatantuono ne "Il continente nero", tanto per rimanere in ambito di citazioni cinematografiche) ma con scarse percentuali di successo: ricordo un solo guaito su una decina di tentativi.

IL VERO VIETNAMITA È IL NUMERO UNO IN TUTTO QUELLO CHE FA
Gioca a biliardo, come tutti i vietnamiti a soldi, ed è, a suo dire, il migliore di tutta Sapa e potrebbe anche essere non del tutto falso visto che più di una volta l'ho visto vincere dei soldi. Si dichiara fortissimo anche a carte, e pure in questa "disciplina" gli ho visto mettersi in tasca le vincite. Mai visto giocare a poker, ma anche lì sostiene di essere il migliore della città. Ah, le lingue. Pure in quelle è versatissimo: parla, dice lui, inglese, francese, spagnolo, giapponese, cinese, ecc. Secondo me voleva dire che conosce almeno una parola in quelle lingue, perché, cominciando dal più facile, il suo inglese è a dir poco maccheronico. Non vi dico quante bestemmie ho tirato dopo aver capito che il "basbox" era in realtà il "passport", che "vinis" stava "village" e che "marriage" indicava indifferentemente "matrimonio", "moglie/marito" e "sposata/o". Ma mi rimane tutt'ora il dubbio sul significato del più volte ricordato "picnis". Forse "business". Boh. Si ritiene anche un'ottima guida ma al mio sguardo tra il perplesso e il canzonatorio specifica: "Solo dell'area di Sapa, che conosco come le mie tasche".

IL VERO VIETNAMITA HA IL SENSO DEGLI AFFARI
Fare il pilota per i turisti (attività comunque piuttosto remunerativa rispetto agli standard vietnamiti) non è la sua principale attività, o almeno non l'unica. Possiede anche un bar di cui favoleggia di incassi anche da 400/500$ a sera, benché nelle due volte che ci sono stato io non ci fosse praticamente un'anima viva ad ascoltare la musica techno a tutto volume scaricata a gratis dal web. Ma pensa in grande: vorrebbe metter sù un business con le moto usate (comprare quelle usate dalle donne e quindi non sottoposto a particolare logorio) e rivenderle, aprire un secondo bar a Bat Xat (dopo aver verificato che non ce n'erano) ma in particolare spostare il suo bar dall'attuale bugigattolo all'edificio alto e moderno che gli stanno costruendo a fianco. Ci andrà in affitto e così avrà posto anche per ballare, per i suoi amati biliardi e una bella finestra grande con vista sul sottostante mercato (coperto, non una gran vista a mio parere). Ovviamente non si farà scrupoli per accontentare i suoi clienti che dovranno poter trovare tutto quello che desiderano per passare una bella serata: dalla buona musica ai cocktail più fantasiosi, dalla marijuana, all'oppio, alle ragazze "disponibili". Un ospite squisito, cosa non farebbe per i proprio clienti...

Il Vero Vietnamita attraversa un ponticello con la moto.

Raccontato al bar, questo potrebbe trasformarsi in un pericolosissimo attraversamento a nuoto.

 

pagina successiva >