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I. SCAMPANELLATA
Prenotato il posto macchina presso il parcheggio che ci è parso fare i prezzi migliori, ci siamo fatti portare all'aeroporto e abbiamo preso il volo per Riga. Solo mezz'ora di stop over nella capitale lituana: ci chiedevamo se ci fosse o meno il rischio che non facessero in tempo a caricare i bagagli sul volo per l'Uzbekistan ma, complice un ritardo di un'ora nella partenza del secondo volo, gli operatori hanno avuto tutto il tempo per farlo. Contiamo sui pasti in volo ma scopriamo che la Air Baltic è una compagnia low cost e che questi non sono compresi: tocca mettere mano al portafoglio per non digiunare per tutta la durata del volo, oltre 8 hh scalo compreso.

 

L'arrivo è ulteriormente scomodo: previsto per l'1:30 di notte, avviene verso le 3:00 e del tassista che ci avrebbe dovuto aspettare col nome scritto su un cartello non c'è nemmeno l'ombra. Cambiamo in fretta e furia un centinaio di euro ad una tariffa molto simile allo svantaggioso cambio ufficiale (2445 sum per un euro - tanta di quella carta che in una tasca non ci sta poiché la banconota più cospicua in circolazione è quella da 1000 sum, pari a circa 30 centesimi), prendiamo un taxi e ci facciamo portare alla guest house prenotata dall'Italia, l'unica sistemazione nella zona vecchia della città, quella in cui ci interessa stare perché nei pressi del bazar. Ci vuole qualche lunga scampanellata per tirare giù dal letto il padrone...

 

 

II. TASHKENT
Con poche ore di sonno alle spalle, ci svegliamo per la colazione che si prende nell'immancabile cortile interno che hanno tutte le case uzbeke degne di questo nome: un'oasi di pace all'interno del quale c'è sempre qualche ombroso albero - spesso dei gelsi ridondanti di more che lasciano immancabilmente le loro tracce scure sul suolo - per garantire il preziosissimo riparo dal sole cocente del caldo periodo estivo che è appena iniziato: siamo infatti nel periodo cosiddetto del chilla, i 40 giorni più caldi dell'anno che di norma cadono nella seconda metà di giugno e nel mese di luglio. Il sole picchia, però all'ombra si sta benone, non c'è un filo d'afa.

Tashkent non c'entra niente con le altre città che vedremo. È la capitale e la città più moderna, probabilmente per uno straniero che debba risiedere in Uzbekistan anche la più vivibile e sicuramente quella con più servizi e agi, compresa una serie di gradevoli locali notturni, ma dal punto di vista turistico ha poco da offrire. Una delle cose più belle è il grande mercato, il Chorsu Bazaar, che si tiene sotto e attorno a una struttura con una gigantesca cupola. Nonostante la maggior parte del suolo di questo paese sia desertico e/o tendente al sabbioso, dove si riesce a sfruttare l'acqua dei fiumi che lo attraversano, si coltiva con efficacia e le bancarelle pullulano di frutta e verdure di tutti i tipi: sarà una piacevole costante di tutto il viaggio quella di trovare sempre gustosa frutta fresca, di norma impilata con cura certosina su colorate bancarelle. Il bazar è davvero vasto e vi sono anche reparti dedicati al pane, ai dolci, alle infinite varietà di frutta secca. Uno spettacolo per gli occhi e per il palato.

Usciti dal mercato, nei cui pressi ci sono una serie di negozi artigiani che producono un po' di tutto (a noi rimangono impresse le buffe culle col buco per i "bisognini"), cerchiamo i pochi punti di interesse turistico e sperimentiamo subito le due caratteristiche principali degli uzbeki nell'approccio col turista: poca o nessuna conoscenza dell'inglese e un'estrema cordialità. Difatti le due ragazze a cui abbiamo chiesto informazioni, non potendo spiegarsi più di tanto, ci accompagnano direttamente al mausoleo di Yunus Khan, il nostro primo monumento uzbeko che ci prepara alle grandiose architetture che vedremo in seguito.

Rientrando verso la zona raggiungiamo il centro religioso di Khast Imom, la cui maggiore attrattiva è un gigantesco Corano in pelle di daino che risale al VII secolo e ritenuto il più antico del mondo, portato a Samarkanda dal grande condottiero Tamerlano (il personaggio più famoso nella storia uzbeka), depredato dai Russi nel 1868 e restituito da Lenin nel 1924. Il sole è cocente ma tutti i giardini pubblici sono costellati dagli zampilli degli impianti di irrigazione e quindi, quando proprio se ne avverte il bisogno, c'è sempre qualche spruzzo d'acqua fresca a portata di mano.

Cupola

III. HAPPY BIRTHDAY!

Svegliatici con calma per recuperare gli arretrati di sonno, ci rechiamo con un taxi, sperimentando ancora quanto poco sia diffuso l'inglese, dove partono i taxi collettivi per Samarkanda. Come scendiamo dall'auto, un tassista ci propone (3h e mezzo di viaggio circa per circa 280 km) una cifra che accettiamo senza trattare. Dopo dieci minuti si trovano anche gli altri due compagni di viaggio e si parte, col tassista che per tutto il viaggio elenca, man mano che gli vengono in mente, i nomi dei calciatori e/o personaggi italiani che conosce, il tutto mentre schiva le buche sulla strada ai 120 km all'ora.

Giungiamo alla guest house prenotata dove la mia compagna viene accolta da un "Happy birthday to you" cantato in coro, mazzo di fiori e cappellino tradizionale in regalo, grazie al fatto che avevo avvisato via mail del compleanno, anche se non mi avevano detto se o cosa avrebbero organizzato. La padrona di casa è molto disponibile ed efficiente, in pratica funge anche da agenzia viaggi e ci elenca subito i suoi servizi. Decidiamo di valercene anche se, specie per i trasporti, andare a trattare di persona coi conducenti ci farebbe probabilmente risparmiare qualcosa. Organizziamo le due giornate seguenti: dapprima la visita alla città, considerata patrimonio dell'umanità dell'UNESCO, con una guida che parla italiano e il giorno seguente, domenica e quindi il giorno migliore, andremo a Urgut dove si tiene uno dei mercati più belli di tutta l'Asia Centrale nonché quello dove si trovano i suzani (stoffe ricamate) più belli e a miglior prezzo, sui quali mi sono documentato per tempo. Lunedì ci sposteremo definitivamente a Bukhara ma vi giungeremo via Shahrisabz: un giro assai inconsueto, che ci costicchierà qualcosa in più, ma ci permetterà di attraversare zone davvero poco battute (di solito i visitatori a Shahrisabz ci vanno e tornano in giornata da Samarkanda, dalla quale dista una 90ina di km). Ci rimane pertanto il pomeriggio per visitare quei monumenti che non potremo vedere il giorno seguente per una mera questione di tempo e la signora ci dà le indicazioni su quali vedere e in quale ordine affrontarli.

Visitiamo l'Osservatorio di Ulugh Bek, più famoso come astrologo che come sovrano e inferiore in Uzbekistan per fama al solo Tamerlano, che contiene i resti di un astrolabio di 30 metri. Tutto attorno all'edificio e alla statua del monarca si accalcano una mezza dozzina di coppie di sposi, con l'immancabile seguito di fotografi, cameraman (è cosa seria qua, il matrimonio) e parenti. Le spose, tutte immancabilmente vestite con i luccicanti abiti bianchi che riempiono le vetrine dei tanti negozi specializzati nell'articolo che si vedono in giro, sono poco espansive ma una di loro ha un'espressione a dir poco funerea: probabilmente, come in altri paesi, dimostrare gioia nel giorno in cui ci si separa dalla propria famiglia di nascita non è considerato un comportamento rispettoso.

In seguito visitiamo il museo di Afrosiab il cui massimo reperto è un grande affresco del VII secolo venuto alla luce nel 1965. Poi siamo alla moschea di Hazrat-Hizr (non ricordo la cifra pagata, hanno chiesto un supplemento per salire sul minareto ma non ci siamo andati), dal pregiato aivan, dalla quale si gode una bella vista della città. Di fronte alla moschea, che non dista molto dal bazar, inizia un cimitero che si disloca su una vasta zona di collina. Ne attraversiamo un pezzo e giungiamo allo Shah-i-Zinda, lo spettacolare "viale dei mausolei" che visiteremo con più dovizia il giorno seguente, entrandovi dalla parte opposta dalla quale accedono di norma i visitatori (difatti nessuno ci ha chiesto di esibire il biglietto d'ingresso o di pagare l'immancabile tariffa aggiuntiva per chi ha al collo una macchina fotografica).

Rientriamo al b&b che è nel pieno della città vecchia e a poche centinaia di metri dal Gur-e-Amir, il mausoleo di Tamerlano, benché separato da questo da alte e antiestetiche mura fatte erigere dalla poliedrica Gulnara Karimova, figlia del presidente Karimov nonché ministro del Turismo, ambasciatrice, donna d'affari, stilista e cantante. La cena si tiene presso un altro edificio, una stupenda abitazione signorile bisognosa di restauro, dove ci conduce uno dei ragazzi del b&b che è figlio della proprietaria dell'antica casa che ci viene descritta in ogni dettaglio e con malcelato orgoglio. Appena prima di entrare nel "ristorante" mi fermo per fotografare un gruppetto di bimbi. Nel vedermi in opera, un'anziana, probabilmente la nonna di uno dei pargoli, intima ai bimbi di mettersi in posa, i quali eseguono senza tentennamenti. Effettuati gli scatti, come d'abitudine, mostro ai soggetti il risultato sul display della mia Nikon, e per farlo, essendo dei bimbi, mi abbasso. Immagino che la nonna dica al più paffuto dei monelli di ringraziarmi visto che questo mi dà un bacio sulla fronte, sorprendendomi e un po' anche commovendomi. Durante la squisita cena vegetariana ci fanno compagnia un americano e due coppie di svizzeri.

 

 

IV. IL REGISTAN DETURPATO
La guida ci prende in consegna al mattino e ci porta subito allo Shah-i-Zinda, che significa "Tomba del Re Vivente". In realtà è un susseguirsi di mausolei, uno più bello dell'altro, lungo uno stretto asse centrale. L'edificio più delizioso è il mausoleo di Shodi Mulk Oko, dedicato a una sorella e una nipote di Tamerlano, decorato da splendide piastrelle di maiolica talmente ancora perfette da aver necessitato solo in minima parte di quel restauro, a volte fin troppo aggressivo e discutibile, a cui sono stati sottoposti molti monumenti uzbeki.

Spostandoci a piedi attraversiamo il bazar, meno vasto di quello di Tashkent ma non meno fornito di leccornie di ogni foggia e colore, apprezziamo il pane dalla caratteristica forma a ciambella senza buco (una specialità della storica città che ha la stessa età di Roma, circa 2750 anni), ammiriamo le tante varietà di tabacco da fiuto e i più disparati tipi di dolci. Usciti dal bazar siamo di fronte alla maestosa moschea di Bibi-Khanym, un tempo una delle moschee più grandi del mondo. Fatta erigere da Tamerlano sul finire del XIV secolo (anche se la leggenda vuole che a commissionarla sia stata la moglie cinese del condottiero della quale l'architetto si invaghì al punto da rallentare i lavori per continuare a vederla), nel cortile interno dispone di un gigantesco leggìo di pietra sul quale presumibilmente veniva letto il pesante Corano visto a Tashkent.

A seguire visitiamo la deserta moschea di Hodja Abdi Darum (nessun pedaggio, non citata sulla Lonely Planet) dal minareto inframezzato da un'inconsueta tettoia. L'interno è piacevole: la vasca ottagonale nella quale si specchia l'antico portale - in restauro - è circondata da giganteschi platani e su un lato vi è la moschea vera e propria, perfettamente curata perché in uso. Di fronte si trova il mausoleo di Ishrat Khana (nessun pedaggio), maestoso ancorché in rovina e forse, in futuro, oggetto degli invasivi restauri uzbeki. A noi è piaciuto gustarcelo così com'era, col tetto di lamiera a ripararlo dagli agenti atmosferici e le impalcature all'interno per sostenere i pezzi pericolanti ma ancora trasudante storia da ogni mattone.

Dopo il pranzo in un defilato ristorante per locali ben consigliatoci dalla guida, visitiamo il pezzo forte: il Registan. Purtroppo la classica veduta di grande impatto della magnifica piazza circondata su tre lati da alcuni degli edifici più belli di tutta l'Asia Centrale è deturpata da una tribuna e un ancora più vasto palco montati in previsione del Festival della Musica Tradizionale Asiatica che si terrà a settembre. Vabbeh mettercisi per tempo, ma qui mi sembra si sia esagerato... Entrando nella piazza, sulla sinistra vi è la madrassa di Ulugh Bek, la più antica costruita nel 1420. Di fronte la madrassa di Sher Dor il cui portale è decorato da due strani felini che paiono dei leoni tigrati, a dispetto del divieto islamico di raffigurare animali viventi. In mezzo alle due vi è la madrassa Tilla-Kari la cui moschea interna ha un soffitto piatto raffinatamente decorato in oro che lo fa sembrare una cupola. Tappa finale al mausoleo di Gur-e-Amir dalla bella cupola scanalata che ospita le ceneri del grande condottiero (e diversi parenti stretti tra cui alcuni figli e il suo maestro Sheikh Umar) anche se, nelle sue intenzioni, questo edificio doveva ospitare le spoglie di un nipote, avendo previsto per sé una modesta cripta a Shahrisabz, la sua città natale.

Rientrati al b&b, usciamo per cercare di sfruttare la calda luce del tramonto per fotografare il Registan o, visto il palco in mezzo, qualcuna delle madrasse che lo circondano. Arrivato in piazza una delle guardie mi ripropone l'offerta che mi aveva fatto in precedenza ma che avevo ignorato: 10.000 sum per salire sul minareto, un palese "fuori busta" per una visita che non credo sia tanto lecita. Stavolta accetto e seguo un suo collega che mi indica la strada tra le impalcature. Ad un certo punto, in mezzo a calcinacci e solai poco rassicuranti, parte la strettissima e buia scala a chiocciola che mi porta in cima alla torre da dove, attraverso un buco nella lamiera, fotografo la madrassa Sher Dor dall'alto. Niente di indimenticabile, anche perché c'è appena lo spazio per stare in piedi, e poi è già subito ora di scendere visto che dietro di me premono una decina di corpulenti coreani. Passare nella scala due alla volta è ancora meno divertente: la macchina fotografica sbatte un paio di volte sulle pareti ma non subisce danni, fortunatamente. Tornato a terra, la guardia invita tutti ad andarsene, non si può più stare nella piazza. Ma poi la mia compagna si fa venire lo scrupolo e mi costringe, anche se non se lo meritava, a tornare dalla guardia alla quale do la somma pattuita, che né lui né il collega mi avevano chiesto, pensando entrambi che l'avrebbe fatto l'altro. Rimane stupito ma poi, ovviamente, non mi dice nulla anche se resto col cavalletto ben oltre il tempo consentito.

Tornati al b&b faccio qualche scatto al mausoleo Gur-e-Amir illuminato di notte che però non mi soddisfano. Al rientro purtroppo ci aspetta una doccia gelata: la signora, nel cercare di organizzarci l'escursione a Urgut, ha appreso con suo grande stupore (visto che appena la domenica precedente lei, collezionista di suzani come dimostra la stanza in cui dormiamo, vi era stata), che il mercato è stato chiuso a tempo indeterminato, pare per permettere dei lavori di ristrutturazione, cosa che non è stata presa bene dai commercianti, visto che ci sono stati scontri con la polizia con relativi arresti dei dissidenti. Ci tocca pertanto rinunciare e rimodellare gli spostamenti: domenica andremo a Shahrisabz in giornata dedicando allo spostamento a Bukhara il lunedì mattina, almeno guadagneremo tempo.

Fedeli

 

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